8 marzo: Lama, ragazza afgana senza diritti lotta per il futuro

Anna Vitale
  • Attivista per le pari opportunità ed esperta in gender gap
08/03/2022

La giovane attività di Kabul, Lama, si racconta a Repubblica svelando tutti i limiti della libertà delle donne sotto il regime dei talebani

8 marzo: Lama, ragazza afgana senza diritti

Essere una donna oggi a Kabul significa non avere diritti, non avere libertà di scelta ed essere soggiogate dal mondo maschile in tutto e per tutti: studiare, uscire di casa, scegliere con chi stare e cosa fare… nulla di tutto questo può essere fatto da una donna, se non con il permesso di uomo (marito o padre che sia)

Repubblica ha voluto intervistare Lama (nome di fantasia), una ragazza di 18 anni che ogni giorno combatte per i diritti delle donne in un paese straziato dalla guerra e dai Talebani. Storie raccontate nel documentario “Noi donne afgane” (regia di Anna Migotto e Sabina Fedeli per la3Dproduzioni, in onda su Sky)

Ecco l’intervista de La Repubblica: parole forti, parole che raccontano un presente tragico ma fatto anche di speranza e amore per il prossimo

Com’è la situazione ora?

“Non possiamo andare a scuola né uscire senza un uomo accanto, non possiamo lavorare [..] La gente muore di fame, di freddo perché non c’è lavoro [..] accade che madri vendano figlie come spose bambine per comprare pane e mantenere gli altri piccoli.”.

Lei aveva parlato con hillary Clinton dopo il ritorno dei talebani…

“Sì era stato e emozionante, ma in questi mesi purtroppo l’Occidente ci ha dimenticato [..] ora i talebani approfitteranno di questo disinteresse per aumentare il loro potere

Come era la sua vita prima?

“Ero una ragazza come tante che in jeans e truccata andava all’università, studio scienze politiche. Ora sono chiusa in casa, luogo segreto per evitare il peggio, se esco ho il velo a nascondermi il volto.”.

Lei non si arrende però…

“Sono figlia di mio padre che mi ha sempre appoggiata, lui non lavora con i talebani: gli sembrerebbe di essere un uomo senza onore.[..] Ora a volte sono disperata, mi sembra di non avere più il coraggio di battermi per le altre, ma con la mia organizzazione “Empowering afgan women”, e in altri modi continuo a cercare di aiutare le mie coetanee, le donne”

Se le donne fossero al potere?

“Ovviamente tutti avrebbero uguali diritti e non credo farebbero le guerra, penserebbero prima alle sofferenze dei loro cari e cercherebbero una mediazione. [..] Studio per non pensare a quello che ho attorno, studio per essere tra qualche anno un buon avvocato per difendere i diritti umani e delle donne.”.