Donne e imprenditoria: Sbraccia, storie di successo

Camilla Principi
  • Attivista per le pari opportunità ed esperta in gender gap
05/04/2021

Cristina Querci racconta la storia che si cela dietro al successo dei suoi negozi, le profumerie Sbraccia. Una storia guidata dall’entusiasmo familiare che ha portato alla conduzione di ben tre generazioni. Scopriamo le parole del Consigliere di Amministrazione. Quali sono stati i segreti del successo di Cristina?

Cristina Querci:

Cristina Querci racconta la storia che si cela dietro al successo dei negozi a conduzione familiare, le profumerie Sbraccia:

«Per parlare di me stessa, mi sono laureata in giurisprudenza, anche se sicuramente avrei preferito quella in psicologia».

Cristina è una donna e un’imprenditrice molto attenta alla sfera emotiva, questo è il fattore fondamentale che ha permesso il successo della sua impresa. Una realtà con sessanta dipendenti e altrettanti collaboratori, otto negozi in tutta la regione Liguria che sono stati capaci di resistere alle crisi e ai cambiamenti di mercato:

«Io sono entrata in azienda in un momento delicato, quando la seconda generazione cede il passo alla terza. Erano gli Anni Novanta, e come se non bastasse erano anni di grandi di trasformazioni, stava cominciando la globalizzazione, entravano nel nostro paese le grandi catene internazionali della profumeria e noi abbiamo dovuto capire come adeguarci per rimanere in gioco».

Querci racconta divertita la nuova anarchia della profumeria:

«Dovevamo uniformarci a un nuovo mondo, cambiavano i negozi e cambiava la mentalità, erano spariti i banchi che separavano il pubblico ordinato dai commessi, c’erano clienti che volevano fare da soli, altri che chiedevano consigli, intersecandosi su altre vendite, e in mezzo c’era una marea di prodotti, le commesse si sentivano smarrite, erano finiti i vecchi codici di comportamento all’interno di un negozio. I nostri venditori hanno imparato a viaggiare su più piani, con più situazioni in contemporanea. È cambiata la fascinazione della vendita, è diventata uno spettacolo che ti fa scoprire i suoi prodotti, attraverso tanti sipari. Il prodotto è sempre il protagonista indiscusso, ma è cambiato il suo rapporto con il cliente: non solo lo vedi, ma adesso lo puoi toccare e lo puoi provare». Aspetti che sono stati messi a dura prova dall’emergenza del covid, e dove il digitale ha giocato un ruolo fondamentale anche nel caso di Sbraccia: «Per un settore come il nostro, basato sul l’esperienza diretta, abbiamo dovuto trovare altre strategie. Non abbiamo un nostro sito di e-commerce, ma abbiamo puntato su un’altra formula, la virtual selling, un appuntamento che deve esser prenotato sui social, fatto con zoom, per informare, senza spingere all’acquisto. C’è stata una cliente che si è collegata dall’Africa, è stata una formula importante per mantenere il rapporto con i nostri clienti, ci é servito moltissimo».

Nella filosofia Sbraccia è fondamentale raccontare il segreto di tutti i prodotti, citando Coco Chanel:

« una visionaria che inserì nel suo profumo una nota nuova, dal sentore metallico, in netto contrasto con i classici fioriti di quel periodo, e costruì la fragranza più famosa del mondo».

Continua la Querci: 

«Abbiamo chiuso il 2019 a 11 milioni di euro, prevediamo per il 2020 un bilancio dignitoso, considerati i due mesi di chiusura. Aggiungo che sono rimasta colpita dalla chiusura di una grande catena nel centro di Genova, un segno che la globalizzazione sta mostrando le sue crepe; nel nostro settore è fondamentale una conoscenza millimetrica del territorio, per saper interpretare le necessità dl cliente, noi in ottobre 2020 abbiamo aperto a Sestri, una zona messa a dura prova dal Morandi ed è un successo, aggiungo che io ogni volta cerco di coinvolgere tutte le realtà del posto».

Parlando dei clienti, si notano dei cambiamenti:

«Gli uomini, attualmente il 30% del totale, sono in grande crescita; in generale aumentano i giovani; da quando è scoppiata la pandemia notiamo anche nuove abitudini con clienti che cercano prodotti con più funzioni, anche per la crisi economica. È cambiato anche il concetto di bellezza, oggi è la consapevolezza dell’unicità, ed è diventata molto più inclusiva». Pensando a un progetto, c’è ancora una volta il team al primo posto: “Vorrei arrivare a fare un protocollo infallibile per motivare il team — conclude Cristina Querci — che spinge ad ascoltare, per intuire le necessità di ogni persona, partendo dal team. Per noi è fondamentale partire dal benessere delle persone, e farlo in modo totale».