Festival di Venezia: il regista Emanuele Crialese racconta la sua storia di uomo trans in Italia

Rachele Luttazi
  • Attivista per le pari opportunità ed esperta in gender gap
06/09/2022

Emanuele Crialese ha presentato il suo nuovo film “L’immensità” al Festival del Cinema di Venezia. La pellicola è un racconto autobiografico, che racconta la sua transizione da donna a uomo in Italia.

Festival di Venezia: il regista Emanuele Crialese racconta la sua storia di uomo trans in Italia

Il regista romano Emanuele Crialese concorre alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia con il suo film “L’immensità”, tramite cui racconta la sua storia di uomo trans in Italia.

Il film racconta la storia di una famiglia che si trasferisce a Roma negli anni Settanta, in cui la madre (interpretata da Penelope Cruz) ha una famiglia che rifiuta la sua identità sessuale: Adriana ha 12 anni e si fa chiamare Andrea (interpretata da Luana Giuliana).

Venezia 79: il racconto del regista Emanuele Crialese

Festival di Venezia: il regista Emanuele Crialese racconta la sua storia di uomo trans in Italia

In un’intervista al Corriere della Sera, il regista Emanuele Crialese ha dichiarato che si tratta di un racconto autobiografico:

E’ una storia che mi riguarda molto da vicino, è la mia storia in chiave poetica, sarebbe riduttivo definirlo il mio coming out.

Il ruolo interpretato da Penelope Cruz rappresenta il vissuto della madre del regista:

Mia madre non sapeva dove sbattere la testa si nascondeva con me proprio come accade nel film, cercava di proteggermi, ma io soffrivo del dolore che le davo.

La sofferenza di Crialese è terminata quando è riuscito a cambiare la “a” con la “e” nel suo nome, da Emanuela a Emanuele, ed ha poi dichiarato di aver abbandonato una parte del suo corpo per poter cambiare i propri documenti. Infatti, fino al 2015, in Italia è stata in vigore una legge l’obbligo di sottoporsi a un’operazione chirurgica ai genitali per le persone trans che volevano il riconoscimento legale del proprio genere.

Il regista ha anche sottolineato il ruolo delle nuove generazioni:

Io sono figlio del mio tempo, ora per fortuna i tempi sono cambiati, i bambini in questo sono grandi maestri, sanno usare le nuove parole, penso a gender fluid, e ci dicono che maschio e femmina sono categorie. Noi siamo quelli che siamo, esseri umani prima che definiti sessualmente. Ma bisogna sostenere le famiglie e non lasciarle sole come è stata mia madre all’epoca. Voglio dire una cosa politica, questo Paese sta cambiando, siamo impauriti, tutto si può fare tranne avere coraggio.