Parità di genere: il Senato boccia la declinazione maschile femminile

Rachele Luttazi
  • Attivista per le pari opportunità ed esperta in gender gap
28/07/2022

Il Senato ha respinto l’emendamento per la declinazione maschile femminile nei testi istituzionali. La proposta proveniva dalla senatrice pentastellata Alessandra Maiorino ed era finalizzata ad introdurre un linguaggio più inclusivo a livello istituzionale.

Parità di genere: il Senato boccia la declinazione maschile femminile

Se il Parlamento aveva l’occasione di fare un passo avanti nella parità di genere, il Senato se l’è lasciata sfuggire. Quest’ultimo, infatti, ha respinto l’emendamento della senatrice dei 5 Stelle Alessandra Maiorino, che prevedeva la possibilità di dare una più corretta ed equilibrata rappresentazione del genere femminile nella comunicazione istituzionale scritta. Tuttavia, la proposta ha ottenuto solo 152 voti favorevoli, non sufficienti a raggiunge la maggioranza assoluta necessaria per questa votazione.

Il Senato rifiuta la parità di genere nel linguaggio istituzionale

Parità di genere: il Senato boccia la declinazione maschile femminile

La proposta Maiorino (M5s) puntava a introdurre nel Regolamento “l’utilizzo di un linguaggio inclusivo“, è stata votata a scrutinio segreto e ha ottenuto nell’aula di Palazzo Madama 152 voti favorevoli, 60 contrari e 16 astenuti.

Nello specifico, l’emendamento prevedeva che il:

Consiglio di presidenza stabilisce i criteri generali affinché nella comunicazione istituzionale e nell’attività dell’amministrazione sia assicurato il rispetto della distinzione di genere nel linguaggio attraverso l’adozione di formule e terminologie che prevedano la presenza di ambedue i generi attraverso le relative distinzioni morfologiche, ovvero evitando l’utilizzo di un unico genere nell’identificazione di funzioni e ruoli, nel rispetto del principio della parità tra uomini e donne

La presente della commissione Femminicidio, Valeria Valente, ha commentato così l’esito delle votazioni:

Ciò che è avvenuto oggi al Senato è gravissimo. Fratelli d’Italia, con la complicità di tutta la destra, ha manifestato cosa pensa del ruolo delle donne nella società, chiedendo il voto segreto sull’emendamento che avrebbe consentito di utilizzare la differenza di genere nel linguaggio ufficiale di un’istituzione importante come Palazzo Madama. I nodi vengono al pettine. Il linguaggio è un fattore fondamentale di parità. Verbalizzare la differenza vuol dire riconoscerla, negarla vuol dire chiedere l’omologazione. Il ruolo non è neutro, è maschile. Impedire alle donne di essere riconosciute nel ruolo che svolgono significa dare per scontato che quel ruolo sia appannaggio maschile. Il tema non si è mai posto per maestra o infermiera, chiediamoci perché si pone per parlamentare o presidente. Negare questo passo di civiltà e di progresso a una delle più importanti istituzioni del Paese racconta molto dei rischi che una cultura reazionaria può innescare.