Usa, diciottenne incriminata per aborto: Facebook ha fornito le prove

Rachele Luttazi
  • Attivista per le pari opportunità ed esperta in gender gap
15/08/2022

Nebraska, una diciottenne è stata incriminata per aborto oltre i termini e a fornire le prove di quanto accaduto è stato Facebook, che ha riesumato i messaggi tra la ragazza e sua madre.

Usa, diciottenne incriminata per aborto: Facebook ha fornito le prove

Sono quasi due mesi che la Corte suprema degli Stati Uniti ha abolito la storica sentenza Roe v. Wade che legalizzava l’aborto nel territorio statunitense. In seguito all’abolizione della sentenza, i singoli stati sono liberi di applicare le loro leggi in materia.

Questa volta, però, si tratta di un’interruzione di gravidanza oltre i termini consentiti avvenuta prima della decisione della Corte Suprema. Una ragazza di 18 anni è stata incriminata per aver abortito al settimo mese di gravidanza e a fornire le prove è stato nientemeno che il gigante Facebook.

Usa, aborto oltre i termini: le prove fornite da Facebook

Usa, diciottenne incriminata per aborto: Facebook ha fornito le prove

Il fatto è accaduto in Nebraska, dove Celeste Burgess, 18 anni, e sua madre Jessica, 41, sono finite in tribunale per un presunto aborto illegale.

Le forze dell’ordine nello Stato sono venute a conoscenza di quanto accaduto tramite una soffiata anonima, secondo cui, Celeste, che all’epoca era diciassettenne, avrebbe abortito al settimo mese di gravidanza. L’aborto sarebbe avvenuto tramite un farmaco acquistato online da lei e la madre e un ragazzo di 22 anni le avrebbe poi aiutate a seppellire il feto in un campo.

Inizialmente, la ragazza aveva detto agli investigatori di aver dato alla luce inaspettatamente un feto nato morto e che lei e sua madre lo avevano poi seppellito. Quando è stata interrogata da un detective della polizia, per fornire la data del suo aborto, l’adolescente ha cercato tra i messaggi sul suo account Facebook Messenger, fatto che ha portato l’agente a credere che potessero esserci altri messaggi con specifiche sul caso.

Così, gli investigatori hanno notificato a Meta un mandato di perquisizione per ottenere informazioni relative agli account di Celeste e di sua madre. Facebook ha consegnato i documenti relativi nel giro di due giorni, dai quali è emerso che Celeste e sua madre avevano acquistato la pillola e il modo in cui avevano deciso di usarla.

Il ruolo di Facebook

Usa, diciottenne incriminata per aborto: Facebook ha fornito le prove

Il processo è iniziato prima che la Corte Suprema annullasse la sentenza Roe v. Wade a giugno. Tuttavia, il fatto  mette in evidenza un problema che gli esperti di privacy digitale e alcuni legislatori hanno sollevato negli ultimi mesi: il fatto che le forze dell’ordine, in alcuni Stati, possano utilizzare i dati personali dei cittadini per applicare le leggi che vietano l’aborto, pratica che si teme possa prendere ancora più piede dopo la decisione sull’aborto da parte della Corte suprema.