AIDS: immunodeficienza umana

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Il virus dell’immunodeficienza umana (HIV) è l’agente eziologico della sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS).

HIV è in grado di infettare i linfociti T-helper, cellule fondamentali per l’innesco ed il mantenimento della risposta immunitaria.

Queste cellule sono le sole ad esprimere una particolare molecola di superficie, il CD4, che rappresenta il recettore specifico per HIV.

Una volta infettate dall’HIV, le cellule T-helper vanno incontro a degradazione.

In questo modo, essendo insufficiente la risposta immunitaria, viene garantita la persistenza dell’infezione.

L’infezione da HIV, nella grandissima maggioranza dei casi, si traduce, dopo un periodo di latenza molto lungo, in un quadro patologico molto grave che si conclude con la morte del paziente.


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La presenza di HIV nel sangue, nel liquido seminale e nelle secrezioni vaginali delle persone infette sono i fattori che hanno favorito la diffusione della malattia mediante rapporti sessuali non protetti ed esposizione a sangue ed emoderivati contaminati (ad esempio trasfusioni, passaggio di siringhe tra tossicodipendenti).

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Tuttavia, HIV non viene trasmesso con il semplice contatto interumano casuale (baci, abbracci, tosse, starnuti).

La patologia da HIV può essere suddivisa in tre stadi:

  • Infezione primaria, caratterizzata clinicamente, dopo un periodo di 3-6 settimane, dalla sindrome retrovirale acuta (febbre, linfoadenopatie, stanchezza, esantema maculopapulare) che si esaurisce spontaneamente in un periodo di tempo variabile da una settimana a tre mesi;
  • Infezione cronica (latenza), caratterizzata dall’assenza di sintomi patologici. Questa fase può durare molti anni (fino a 10 o più – in media 7 anni);
  • AIDS conclamato, che implica l’insorgenza di malattie più gravi, come la sindrome da consunsione (perdita di peso e diarrea per più di un mese), la comparsa di malattie neoplastiche caratteristiche (sarcoma di Kaposi, linfoma di Burkitt), specifiche infezioni opportunistiche (che non si verificano in soggetti con una normale risposta immunitaria).

Generalmente a questa fase fa seguito la morte del paziente.

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La terapia nel paziente affetto da AIDS può contare su una serie di farmaci antivirali specifici che non hanno in prospettiva una possibilità di guarire l’infezione, ma possono solo prolungare la durata della fase asintomatica.

Per questo motivo il controllo dell’infezione è soprattutto affidato a misure preventive generali, come lo screening dei donatori (di sangue, organi, tessuti), il controllo del sangue e degli emoderivati e l’educazione sessuale.

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