Coronavirus e aria condizionata: quali sono i pericoli?


Come regolarsi con il condizionatore in casa, in ufficio, al ristorante e sui mezzi pubblici? È un potenziale veicolo di trasmissione dell’infezione da Covid-19? Le indicazioni di due virologi e le precauzioni da adottare. 

woman checking filters on air conditioner


Nella fase 2 della pandemia da Coronavirus gli esperti stanno studiando il ruolo che sembrano avere i flussi di aria nella trasmissione dell’infezione.

È stato verificato dalla Società italiana di Medicina ambientale (Sima) che il Sars-Cov-2 può essere trasportato dal particolato atmosferico.

Il virus che “galleggia” nell’atmosfera è un tema di forte attualità soprattutto con l’avvicinarsi della bella stagione quando, con l’esplosione del caldo, sarà necessario accendere i condizionatori.

Coronavirus e aria condizionata in ambienti domestici

air-conditioner-4204637-1280 Foto di Mustafa shehadeh Pixabay

Ospite di “Circo Massimo” su Radio Capital, l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco ha spiegato: “È fuor di dubbio che l’aria condizionata in casa non possa avere alcun effetto sulla trasmissione. I problemi potrebbero essere i flussi d’aria che vengono creati dai condizionatori. Il rischio è che questi potrebbero spostare le famose goccioline che contengono il virus molto più lontano dal famoso metro di distanziamento. Dipende se l’aria condizionata crea dei flussi”.


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In merito a possibili misure restrittive sull’utilizzo dell’aria condizionata, Lopalco, ordinario di igiene dell’Università di Pisa e coordinatore scientifico della task force pugliese per l’emergenza Covid-19, ha commentato: “Credo che un colpo di calore potrebbe fare più danno”.

Coronavirus: pulizia e manutenzione del condizionatore

Pulizia griglie condizionatore

Sull’argomento è intervenuto anche Fabrizio Pregliasco. Il virologo e direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi di Milano ha risposto ad alcune domande riportate, insieme alle sue risposte, in un articolo del “Corriere della Sera”.

“In alcuni casi l’aria condizionata favorisce il ricambio perché immette aria ‘pulita’ dall’esterno. Gli impianti industriali a doppia mandata (una pompa per l’afflusso d’aria, una per il deflusso) in questo senso sono più sicuri ed è bene tenerli sempre accesi (in contesti di comunità come gli uffici)”, ha detto Pregliasco.

“Il flusso di ventilazione, però, può trasportare le goccioline respiratorie a maggior distanza, ma l’energia cinetica, oltre a spingerle, le abbatte prima al suolo, soprattutto quelle più grosse. L’importante è non dirigersi l’aria addosso ed effettuare la periodica manutenzione degli impianti.

In casa la normale pulizia delle griglie dei condizionatori è sufficiente, ma non deve mancare la ventilazione degli ambienti con l’apertura delle finestre, perché gli impianti casalinghi con gli split riciclano l’aria interna”.

Covid-19: aria condizionata in ufficio, al ristorante e sui mezzi

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Relativamente all’ufficio, ha poi sottolineato Pregliasco al “Corriere della Sera”:La mascherina diventa un’esigenza di protezione suppletiva. In questa fase è bene che ciascuno si consideri potenzialmente asintomatico e quindi infetto. È un complemento, anche perché la durata del contatto è lunga e costituisce un problema”.

E in un ristorante al chiuso? “Uno studio cinese mostra come alcune persone in un ristorante di Guangzhou si siano infettate perché investite dal flusso diretto dell’aria condizionata. Questa ha trasportato il virus da un tavolo agli altri”. Attenzione anche per quel che riguarda la regolazione delle alette degli split.

Ha proseguito Pregliasco: “Anche quando si adeguano le distanze tra i clienti, il ristorante è un luogo in cui si parla senza mascherine e si rimane per più di 15 minuti (sempre nell’ambito dell’intervista al ‘Corsera’ il virologo ha spiegato che “il rischio maggiore è la vicinanza con una persona infetta per più di 15 minuti“, ndr). Molto dipende anche dalla dimensione degli ambienti”.

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Pregliasco ha inoltre rassicurato, per quanto riguarda le possibilità di contagio sui mezzi di trasporto pubblico: “Sui mezzi pubblici si indossano mascherine e si sta per meno tempo”. Sembrerebbero, dunque, contesti più sicuri. Tuttavia, “una volta garantito il giusto distanziamento, l’unico problema rimarrebbero i ritardi che questa gestione di ingressi potrebbe comportare”, ha concluso l’esperto.

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