Coronavirus e gravidanza: consigli e cosa non fare


Dalle precauzioni ai possibili rischi, tutte le domande più frequenti che si pongono le donne in dolce attesa, soprattutto a fronte dell’emergenza sanitaria nazionale. Le risposte di uno specialista del Policlinico di Milano. 

mom-847664-1280 Pro File da Pixabay


Come si deve comportare una donna in dolce attesa nel pieno dell’emergenza nazionale per la pandemia del Coronavirus? Tra le categorie più preoccupate dalla situazione, infatti, ci sono le gestanti.

Nelle linee guida del Ministero della Salute, per quel che al momento è possibile sapere sull’argomento, viene indicato quanto segue:

“Non sono riportati dati scientifici sulla suscettibilità delle donne in gravidanza al virus. La gravidanza comporta cambiamenti del sistema immunitario che possono aumentare il rischio di contrarre infezioni respiratorie virali, tra cui quella da SARS-CoV-2. Inoltre le donne in gravidanza potrebbero mostrare un rischio maggiore di sviluppare una forma severa di infezioni respiratorie virali”.

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E ancora: “Resta consigliato, anche per le donne in gravidanza, di intraprendere le normali azioni preventive per ridurre il rischio di infezione, come lavarsi spesso le mani ed evitare contatti con persone malate”.


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Mascherine e lavaggio mani: precauzioni per una donna incinta

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A una serie di domande più specifiche sulla gravidanza ai tempi del Coronavirus ha dato alcune risposte chiare e puntuali il professor Enrico Ferrazzi, Direttore di Ostetricia Policlinico di Milano, Professore Ordinario Università degli Studi di Milano.

Partiamo dalle precauzioni che deve adottare una donna incinta. Ha spiegato l’esperto: «Innanzitutto è importante differenziare le precauzioni da prendere in base alle zone di emergenza. In Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, regioni in cui sono in atto focolai significativi, è raccomandabile che la donna in gravidanza che continua a condurre una vita normale – frequentando quindi anche luoghi affollati, come il supermercato – indossi la mascherina e si lavi frequentemente le mani.

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Ha aggiunto il prof. Ferrazzi: «Va indossata la mascherina usa e getta. Non deve essere tenuta per qualche ora, poi riposta in tasca e poi indossata nuovamente, perché le goccioline eventuali che contengono il virus rimangono sulla mascherina che diventa, così, un raccoglitore di rischio. Bisogna quindi indossarla, toglierla senza toccarla. Si getta e ci si lava subito le mani prima di fare altre cose».

Ha proseguito lo specialista: «Questo virus ha una sopravvivenza sulle superfici più lunghe del virus dell’influenza, fino a 72 ore. Anche una maniglia di una porta della casa di un amico potrebbe essere una fonte di contatto. In generale, prima di fare altro lavatevi le mani, ripetutamente, nell’arco della giornata in quanto questo virus sopravvive molto di più sulle superfici rispetto al virus dell’influenza. Altre precauzioni, oggi, per le gravide non ce ne sono».

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Cosa succede per le donne in gravidanza con particolari patologie? Ha risposto Ferrazzi: «Bisogna ragionare in termini di principio. Sappiamo che per questo virus le persone anziane e con fragilità sono più esposte. Lo stesso riguarda le donne incinte che presentano situazioni di diabete gestazionale, obesità o ipertensione, ma di fatto non ci sono, ad oggi, non ci sono casi noti. Per tutte le gravide valgono le indicazioni fdate prima, indipendentemente dalle patologie».

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Una donna incinta contrae il Coronavirus: quali sono i rischi per lei? E quali per il bambino? «Nei rari casi in cui una donna in gravidanza risulti contagiata dal virus e presenti i sintomi, sappiamo – in base a informazioni solide, condivise a livello internazionale – che questo virus non attraversa la placenta. Quindi se la mamma è infetta non trasmette il virus al bambino, né durante la gravidanza né durante il parto. Si consiglia il parto naturale piuttosto che il parto cesareo che risulta più a rischio di trasmissione».

Ha aggiunto il professore del Policlinico di Milano: «Ogni ospedale ha organizzato, ormai da settimane, dei percorsi sicuri separati per le donne con sospetto di COVID-19 e per le donne che presentano effettivamente una positività al Coronavirus. Ci sono quindi camere e sale parto separate, sistemi di protezione studiati ad hoc per il personale che assiste, per le mamme e per l’accompagnatore, in modo da far sì che non ci sia una commistione con i flussi normali delle donne sane che vengono a partorire».

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Amniocentesi e villocentesi. Ha spiegato il prof. Ferrazzi: «Sono due procedure che si fanno ormai non più solo per l’età, ma in base a esami di screening. In ogni caso, in qualunque situazione in cui la donna presenti sintomi parainfluenzali – indipendentemente dall’epidemia attuale di COVID-19 – l’amniocentesi e la villocentesi si posticipano fino alla guarigione».

Visite e controlli. «L’attività ambulatoriale rimane aperta negli ospedali. Per quanto riguarda, invece, i corsi pre-parto, di accompagnamento alla nascita, sono importanti, ma sono sospesi per evitare situazioni di affollamento. Una precauzione che in questo momento va presa, come ci dicono le autorità sanitarie. Appena possibile, cercheremo di mettere in Rete delle informazioni essenziali, in modo da dare via Internet quelle che di solito diamo nei gruppi di lavoro con le donne gravide».

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Sintomi a cui prestare attenzione durante la gravidanza. Questo il commento dell’esperto: «I sintomi da tenere presenti sono quelli di qualsiasi affezione delle vie respiratorie: secchezza di naso e gola, muco in gola, piccole difficoltà respiratorie, tosse, sensazione di fatica a respirare, respiro frequente. Tutti i sintomi classici dell’influenza o anche più lievi».

Ha concluso Ferrazzi: «In tal caso bisogna chiedere un consiglio al medico curante e, se i sintomi sono acuti e gravi, è necessario rivolgersi ad un pronto soccorso ostetrico ginecologico che provvederà a isolarvi, capire se siete positive e comprendere se avete una “banale” influenza o un “banale” raffreddamento o meno».

pregnant-3060601-1280 Igor Link di Pixabay

Se vuoi vedere il video con l’intervento del professor Enrico Ferrazzi, pubblicato dal Policlinico di Milano, clicca qui.

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