Rinoplastica chiusa e aperta: le differenze


La rinoplastica è un intervento di chirurgia estetica molto praticato, sia per motivazioni prettamente estetiche che per oggettivi problemi respiratori. La larga diffusione di questo tipo di intervento ne ha anche, nel corso degli anni, facilitato lo sviluppo e migliorato la tecnica chirurgica.

Per l’intervento di chirurgia estetica al naso esistono due metodiche principali: la rinoplastica aperta e la rinoplastica chiusa. La prima prevede un’incisione sulla parte anteriore che separa le due narici, chiamata columella. Si tratta di una metodologia nata negli Stati Uniti, ma che ormai è stata esportata da diversi anni anche in Europa. La seconda invece consiste nell’effettuare tutte le incisioni necessarie per l’intervento all’interno del naso. In questo caso il chirurgo esegue tutte le modifiche della piramide nasale necessarie accedendo dalle narici.


A livello estetico, se correttamente eseguiti, entrambi gli interventi non lasciano cicatrici visibili. Anche in caso di rinoplastica aperta infatti il segno sulla columella scompare dopo alcuni mesi. E se escludiamo l’accesso chirurgico, le due tecniche condividono in realtà molti passaggi in comune. Le differenze dunque sono davvero poche.

La rinoplastica chiusa è probabilmente una metodica che richiede un apprendimento più lungo e una migliore manualità da parte del chirurgo. D’altro canto però i tempi di recupero sono più brevi, l’entità degli ematomi è ridotta e anche il trauma sulle strutture e sui tessuti e più contenuto.

In linea di massima quindi è preferibile la rinoplastica chiusa eseguita da un chirurgo esperto. Ci sono però alcuni casi in cui si rende necessario l’intervento aperto, quando siamo di fronte a casi clinici più complessi e in presenza di difetti anatomici particolarmente importanti come ad esempio la punta asimmetrica, deviata, retratta o bifida, per esiti di labiopalatoschisi, per danni traumatici o in caso di rinoplastica secondaria.

Negli Stati Uniti la tendenza è invece quella a ricorrere quasi esclusivamente alla metodologia aperta, in quanto questa permette una maggiore esposizione delle strutture nasali e dunque ha un alto valore didattico.

Bisogna anche dire che nessuna delle due rende possibile un netto vantaggio sull’altra. Il criterio di scelta quindi è quindi individuale, varia cioè da persona a persona considerando il tipo di inestetismo, gli esiti di traumi, le eventuali precedenti rinoplastiche, la necessità di posizionare innesti, l’intervento di chirurgia al naso funzionale associato. In linea di massima possiamo dire che per i casi più delicati o complicati è preferibile la metodologia aperta, mentre per tutti gli altri casi la tecnica chiusa in quanto questa permette al paziente di avere tempi di recupero più brevi.

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