Tachicardia e batticuore: differenze, esami, diagnosi e cure


Il cuore è un organo complesso e, eventuali anomalie nel suo funzionamento, possono dipendere da cause essere diverse. Ma se la frequenza del ritmo cardiaco aumenta all’improvviso senza un motivo apparente potrebbe trattarsi di tachicardia. Ecco quali sono i campanelli d’allarme. 

tachicardia stestoskop-64276-1280 Gerd Altmann Pixabay


Avete presente la fastidiosa sensazione di “cuore in gola”? È quella che si prova quando il nostro organo vitale batte più forte o più in fretta del normale.

Si definisce tachicardia l’aumento della frequenza del ritmo cardiaco sopra il valore considerato normale a riposo, cioè 100 battiti al minuto.

Ma cosa succede durante un attacco di tachicardia? Quali sono i sintomi e come fare per la diagnosi?

Cerchiamo di capirne di più con le spiegazioni degli specialisti del Centro Cardio di Humanitas Gavazzeni Bergamo e quelle degli esperti della Fondazione Umberto Veronesi illustrate nel Quaderno “Cuore in salute – Il ruolo vitale della prevenzione”.


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Tachicardia e batticuore: differenze, cause e sintomi

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Le alterazioni del ritmo cardiaco che si avvertono possono dipendere da molti fattori come stress, preoccupazioni e sforzi improvvisi (specie se il soggetto non è allenato) o eccessivi, o ancora forti emozioni inaspettate. 

La sensazione che il cuore abbia accelerato in modo sensibile i suoi battiti rientra nel gruppo delle cosiddette palpitazioni.

Va fatta una distinzione preliminare. Il batticuore è conseguenza di un aumento fisiologico dei battiti che può essere provocato da uno sforzo fisico o da un’emozione intensa. Quando, invece, l’aumento della frequenza del ritmo cardiaco avviene senza un motivo apparente si parla di tachicardia.

In situazioni di normalità la frequenza cardiaca a riposo può essere compresa tra 50 e 100 battiti al minuto.

Se dai 60 battiti abituali si passa a 130 senza che sia intervenuta una motivazione apparente si rientra nella tipologia di aritmia. 

La tachicardia a esordio improvviso provoca malessere improvviso, sensazione di svenimento e sudorazione: tutti sintomi causati dal calo di pressione arteriosa che accompagna la tachicardia.

Raramente la tachicardia è asintomatica. Una forma particolare è quella che si presenta nella sindrome di Wolff-Parkinson-White. In questa malattia esistono connessioni anomale tra atrio e ventricolo. Si tratta di «ponti» anormali che possono interferire con gli impulsi cardiaci normali e favorire l’innesco di aritmie, a volte potenzialmente letali.

Tachicardia: esami, diagnosi e cure

heartbeat-163709-1280 Public Domain Pictures Pixabay

A prescindere dall’origine dell’attacco tachicardico, per la diagnosi è necessario sottoporsi a un elettrocardiogramma (Ecg) durante una crisi. Se la tachicardia persiste, è opportuno recarsi in pronto soccorso dove si potrà eseguire questo esame. Altri accertamenti utili sono l’Ecg a riposo (anche senza tachicardia può dare indicazioni) e l’Holter delle 24 ore.

Una volta diagnosticato il tipo di tachicardia di cui soffre il paziente, il medico deciderà il da farsi. In alcuni casi basterà tenere sotto controllo i fattori di stress scatenanti, mentre in altri potrebbe essere opportuno prescrivere una terapia farmacologica. In qualche caso, il cardiologo potrebbe consigliare esami più specifici e approfonditi, se necessario con ricovero in ospedale.

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