Che Dio ci Aiuti nella bufera: scredita la violenza sulle donne?

La fiction di Elena Sofia Ricci, Che Dio ci aiuti 6, è finita nella bufera. Il motivo? Il falso stupro che è stato raccontato in una puntata. A detta di molti, storie così hanno il solo scopo di compromettere l’attendibilità di chi, davvero, è stata vittima di violenza.

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Un’accusa molto circonstanziata, quella rivolta a Che Dio ci Aiuti, che ha scatenato polemiche e critiche da più parti. Il motivo? Raccontare nelle fiction di finti stupri, di donne che hanno mentito su una violenza così devastante, può essere addirittura controproducente e nuocere alle vere vittime. E sulla bufera è arrivata pure la replica della sceneggiatrice, oltre all’intervento della Commissione di vigilanza Rai.

Rai nella Bufera, la violenza sulla donna nelle fiction

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E la Rai è finita nella bufera, non solo per la fiction di Elena Sofia Ricci, ma anche per altri telefilm simili. E sempre per lo stesso motivo: finti stupri. Abbiamo visto trattare lo stesso tema in ‘Lolita LoBoscoed anche in ‘Mina Settembre’. E come spiega Formatonews, il segretario della Commissione di Vigilanza Rai ha dichiarato su Twitter:

“Sull’imperdonabile ripetersi di finti stupri, nelle fiction Rai, siano le donne del Cda a chiedere spiegazioni e chiarimenti, prima che a farlo debba essere un uomo, come il sottoscritto…”

Che Dio ci aiuti, ecco la trama “incriminata”

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Ecco la trama della puntata incriminata.  Miriam denuncia il suo professore al fratello Nico, avvocato,  dicendo che ha abusato di lei. Iniziano le indagini  e si scopre che la ragazza  ha mentito.

Lei afferma che lo ha fatto per vendicare una sua amica che realmente è stata violentata dal professore. La ragazza in questione, Sara, non aveva avuto il coraggio di denunciare il docente ed era caduta in depressione, finendo poi per suicidarsi. Da qui la decisione di Miriam di vendicarla e fermare episodi simili.

Che Dio ci Aiuti, finti stupri: la replica

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Non è restata in silenzio la sceneggiatrice di ‘Che Dio ci Aiuti 6′, Silvia Leuzzi, che dopo le polemiche ha voluto replicare, su Fanpage, alle accuse:


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“Ho appreso della polemica, ci tengo a precisare che non ho avuto modo di vedere i casi raccontati nelle altre fiction. Nel nostro caso, però, non era un finto stupro e basta. Si trattava di una storia ispirata a un romanzo di McEwan. Da lì, abbiamo tratto questa dinamica di una donna che denuncia uno stupro per conto di un’amica.

È vero che la nostra protagonista, all’inizio della storia, simula uno stupro, ma lo fa per riscattare un’amica che è stata veramente violentata, ma non ha avuto la possibilità e il coraggio di denunciare il professore. È una bugia a metà. Il fatto è veramente successo nei termini in cui lei lo racconta. Miriam dà voce a una donna che non può più parlare. Il messaggio voleva essere proprio questo: dare voce anche a chi la voce non ce l’ha più”.

Francesca Petruccioli
  • Iscritta all'Ordine dei Giornalisti dell'Umbria, elenco Professionisti
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