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Gabriele Parpiglia, l’intervista: un nuovo programma forte e coraggioso

08/07/2021

Gabriele Parpiglia è uno dei personaggi più noti del piccolo schermo (e non solo): in collaborazione con LiveNow, il giornalista ha voluto proporre il suo nuovo format di inchiesta dal titolo “Il bianco e il nero”. Un programma coraggioso che attraverso interviste,  approfondimenti e retroscena cercherà di far luce e offrire, a tutti i suoi telespettatori, un quadro più ampio e completo su fatti di cronaca e spettacolo.

gabriele parpiglia il bianco e nero

Gabriele Parpiglia, nelle ultime settimane, è riuscito ad attirare l’attenzione non solo del grande pubblico, ma anche di tantissimi addetti ai lavori e colleghi. Il suo nuovo talk d’inchiesta “Il bianco e il nero”, proposto in seconda serata su LiveNow, sembra essere uno dei quei format pronti a stupire non solo per le tematiche affrontate e gli ospiti in studio, ma anche per il taglio che il suo conduttore riuscirà a imprimere al progetto.

Durante l’intervista, Gabriele ha voluto raccontare non solo il suo progetto, ma ha offerto un quadro molto più ampio dell’attuale “stato di salute” della televisione, offrendoci un’analisi e riflessione importante sul mondo dello spettacolo pre e post Covid


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Partiamo dalla tua nuova avventura televisiva: hai definito “Il bianco e il nero” come un esperimento innovativo, com’è nata l’idea di questo progetto?

Tutto è nato sotto Natale, quando il presidente Andrea Radrizzani (fondatore di LiveNow ndr) mi ha contattato perché venivo da un periodo, quello del Covid, in cui mi sono dedicato alla parte d’inchiesta cercando di trattare “il bianco e il nero” di quel momento: mi ha chiesto se avessi un’idea per un talk di inchiesta e io ho detto di sì. Ho chiesto, però, se ci fossero vincoli o argomenti che non potevano essere trattati. Il presidente mi ha dato piena libertà e, così, ci siamo trovati. Io sono l’esperimento giornalistico diverso dai canoni scelti finora dalla piattaforma, che si è concentrata sul mondo del musica, scegliendo come testimonial Dua Lipa a livello internazionale e Ultimo in Italia. Poi, abbiamo cercato di individuare il momento giusto per partire, scegliendo le giornate “buco” degli Europei, quando non ci sono le partite dell’Italia, e soprattutto sfruttando il fatto che oggi la seconda serata non esiste più, soprattutto d’estate! Un prodotto del genere, secondo me, mancava.

Andrai a ricoprire un ruolo importante da questo punto di vista, considerando il fatto che la seconda serata, come detto, non esiste più e spesso non ci sono nemmeno gli sponsor, fagocitati dalla prima serata.

Quando tu hai la notizia e hai le idee, i rapporti e le persone giovani che hanno voglia di fare, non ti serve un milione di euro per andare in onda e neanche 100mila.

gabriele parpiglia livenow

Quindi è una scelta politica delle televisioni oppure si tratta di mancanza di idee?

Le televisioni generaliste hanno scelto di allungare le fiction e i programmi che funzionano. Poi magari hanno ragione loro, perché se Temptation Island fa il 23% di share fino a mezzanotte e mezza… però parte alle 21:45, quindi praticamente c’è una mezza prima serata e un’intera seconda serata: come lo dividi? Probabilmente hanno fatto la scelta giusta, anche se io resto convinto del fatto che un programma per i giovani come è stato “Lucignolo” oppure un programma come “Il bianco e il nero” manchi in questo contesto.


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In questa avventura ci sarà con te Stefano Musazzi: com’è nata l’idea di collaborare con lui?

Allora, il mio è un modo di lavorare un po’ all’americana, dove ci sono autori che puntano su un personaggio e se lo portano dietro per tanto tempo, poi ne creano degli altri e così via. Non si tratta di fare l’agente, altrimenti sarei sicuramente più ricco, ma significa costruire un progetto insieme. Nella mia carriera ho sempre cercato personaggi che potessero emergere, come nella famosa intervista di Belen Rodriguez a Lucignolo quando, prima di diventare famosa, raccontò di avere la candida perché l’aveva presa da Marco Borriello e fece scalpore: quell’intervista era mia e ho avuto la fortuna di avere un direttore come Mario Giordano che al tempo si fidò di me. Con il tempo non ho mai smesso di cercare volti nuovi: mi arrivò una segnalazione a Natale di Musazzi, che in quel momento aveva solo 18mila seguaci. Io l’ho chiamato e l’ho incontrato, come ho fatto con molti altri, per presentargli la mia idea: oggi è a 230mila follower reali e anche il mondo della tv si è accorto di lui. Sono sicuro che da settembre di Musazzi se ne sentirà parlare non solo sul web ma anche sull’etere, diciamo così. Ci sono arrivate tre proposte concrete per lui: una è molto bella, non stravolge cosa fa sul web ma potrebbe essere una sfida importante.

Ci puoi raccontare un po’ chi è Stefano?

E’ un ragazzo che lavora dalle 6 del mattino fino alle 18 della sera, si alza alle 5:30 per andare al lavoro e ha inventato questo format su cui poi abbiamo lavorato insieme, anche se lui si occupa da solo della parte creativa e del montaggio. E’ riuscito ad avere una forte credibilità: ha gente che lo segue in modo viscerale, con una fanbase fortissima, simile a quella che ha anche Tommaso Zorzi con il suo #tzvip. Stefano Musazzi ha pensato una cosa molto semplice, destrutturando quello che infastidisce tutti: la ragazza che con la pubblicità sui social guadagna il triplo di un impiegato e poi gli sbatte in faccia la ricchezza e il lusso raccontandolo non in italiano. La satira, quindi, viene facile. Poi, lui ha il modo di fare tipico de “Il Zampetti”, di Guido Micheli, che lo rende simpatico al nord e al sud.

gabriele live

In molti ti conoscono come giornalista di gossip, ma ti sei dedicato anche alle inchieste: qual è la tua vera passione?

A me piace scrivere. Se mi dovessero chiedere di scegliere tra le conduzioni, le produzioni d’autore, la scrittura di progetti che magari neanche racconto, io sceglierei sempre la scrittura.

Conosci molto bene il mondo dello spettacolo, ci puoi dire cosa c’è dietro? E’ tutto vero o è in parte artefatto?

Innanzitutto va detto che c’è un pre e un post Covid. Al momento è difficile, come in tutti i settori, divertirsi. In questo momento viene meno lo spirito del divertimento, perché si ritorna sempre a parlare di vaccini, di cassa integrazione e così via. Anche il mondo dello spettacolo non riesce a ritrovare il sorriso. Oggi si ricerca quella leggerezza che c’era prima.

Quanta fatica fai a fare il tuo lavoro in questo contesto?

A me piace quando le cose si complicano. Vivo sempre con la sindrome di ricominciare da meno di zero, quindi questa situazione non mi fa paura ma mi dà lo stimolo per capire come intercettare le cose divertenti che possano piacere alla gente, e credo di averne azzeccate un paio nell’ultimo anno.

Ci dai qualche anticipazione sulle puntate di settembre de “Il bianco e il nero”?

Nella terza puntata avrei voluto parlare del caso Genovese, avrei raccontato nel dettaglio se la sua situazione economica potesse incontrare la bancarotta, avrei raccontato con delle prove concrete il periodo in cui c’è stata la compravendita delle testimonianze di chi ha raccontato di aver subito violenza e poi è stato smentito dalla procura, con losche figure che gestivano le ragazze. Poi avrei affrontato l’argomento dei secret party, le feste private organizzate dai ragazzi durante il lockdown: per documentarle, ho subito anche un’aggressione. Questi due argomenti mi stanno molto cuore, perché mi piace molto parlare dell’attualità.

In questa estate secondo te chi saranno i Vip più seguiti?

A dire la verità, non lo so. La cosa bella degli altri anni era che in questo periodo c’erano tanti matrimoni, che erano uno dei punti cardine di tutti i magazine. Quest’anno, però, sono saltati. Mi auguro che i protagonisti siano gli azzurri: raccontare le vacanze della Nazionale sarà bello, i ragazzi di Mancini ci hanno aiutato a distrarci. E’ bello il fatto che questi ragazzi ci hanno fatto sognare e mi piace pensare che si tratti di una rivincita romantica dato che l’Italia è stato il paese europeo che ha subito maggiormente la situazione del Covid.

In questo periodo quanto faticano i magazine a creare la notizia?

La difficoltà sta soprattutto nel fatto che se fotografi un personaggio con la mascherina nascondi il sorriso, il bacio, la forza dell’immagine. Gli stessi personaggi preferiscono raccontarsi nei profili social e il vantaggio è molto semplice: nel momento in cui un’azienda li cerca per fare pubblicità, avendo più seguaci possono guadagnare di più. Ecco perché le ultime separazioni, come quella tra la Satta e Boateng, sono state comunicate sui social. La cosa bella, però, è lavorare per trovare qualcosa che superi tutto questo, anche sapendo che puoi essere bruciato dal diretto interessato. Il bravo giornalista deve saper trovare la notizia.

Andrea De Lissandri
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