Giulia Provvedi racconta la notte dell’arresto del compagno di Silvia

25/06/2020

Giulia Provvedi, sorella di Silvia e “cognata” di Malefix, racconta cosa è accaduto la notte dell’arresto di Giorgio De Stefano, padre della sua nipotina Nicole.

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Silvia Provvedi sceglie la linea del silenzio dopo l’arresto del suo compagno, Giorgio De Stefano, che lei ha soprannominato Malefix, avvenuta ieri, mercoledì 24 giugno. La mora del duo Le Donatella, che con la gemella Giulia condivide il profilo Instagram, di comune accordo con la sorella ha deciso di “bloccare” il profilo ai commenti.

L’arresto del neo papà della sua nipotina (Silvia ha dato alla luce la loro Nicole solo una settimana fa, precisamente il 18 giugno) ha creato grandissimo clamore e scalpore e le due ragazze non vogliono correre il rischio di essere “tormentate” dai messaggi, anche se di solidarietà, dei follower.


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Figlio di un boss della ’ndrangheta, Malefix (così Silvia lo aveva chiamato mentre stava vivendo insieme a Giulia l’avventura nella casa del Grande Fratello Vip), nel capoluogo lombardo gestiva un locale frequentato, naturalmente,  dai vip, l’Oro Restaurant sui Bastioni di Porta Volta.

Il racconto di Giulia Provvedi al Corriere

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Secondo quanto raccontato da Giulia Provvedi a Corriere della Sera, De Stefano era a dormire a casa della cognata, mentre Giulia era a casa della sorella Silvia. Non c’è stato alcun tentativo di latitanza da parte di Malefix: il cambio di casa era solo dovuta al condizionatore rotto.

Quando è suonato il citofono (erano più o meno le 4 del mattino) lui era a letto, s’è voltato verso la compagna e ha subito capito: ‘Sono venuti a prendermi’”

così racconta il quotidiano di via Solferino.

Le accuse contro Giorgio De Stefano

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Secondo quanto sostenuto dalla Dda di Reggio, De stefano “curava gli interessi economico/imprenditoriali del sodalizio anche in Lombardia e all’estero; provvedeva al mantenimento in carcere e al pagamento delle spese legali per gli associati detenuti; dava assistenza agli associati latitanti; faceva da mediatore per la risoluzione dei contrasti interni alla cosca; curava la riscossione dei proventi estorsivi ed assicurava protezione ai commercianti ed imprenditori contigui alla cosca o costretti al pagamento del ‘pizzo’; manteneva i rapporti con i rappresentanti delle altre cosche di ‘ndrangheta, con cui condivideva l’aggressione patrimoniale delle attività economiche presenti nel centro cittadino”.


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Silvia Tironi
  • Iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, elenco Professionisti
  • Laureata in Lettere
  • Esperta di: TV e Mondo dello spettacolo
  • Fonte Google News
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