Netflix, SanPa: la docu-serie nella bufera

05/01/2021

La nuova docu-serie italiana di Netflix “SanPa”, ideata e prodotta da Gianluca Neri sulla comunità di San Patrignano e sulla controversa gestione del fondatore Vincenzo Muccioli, dal 1978 al 1995, ha riaperto il dibattito su luci e ombre della struttura in quel periodo. Con un comunicato la comunità, tuttora attiva, si è dissociata. 

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Disponibile da pochi giorni su Netflix in 190 Paesi del mondo, la nuova docu-serie italiana “SanPa: Luci e Tenebre di San Patrignano” sta già facendo molto discutere.

“SanPa” su Netflix: Vincenzo Muccioli e San Patrignano

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“SanPa: Luci e Tenebre di San Patrignano”, per la regia di Cosima Spender, racconta l’origine della comunità di recupero per tossicodipendenti fondata, nel 1978, a Coriano (Rimini) da Vincenzo Muccioli, che creò quello che era destinato a diventare il più grande centro di riabilitazione per tossicodipendenti in Europa. Le testimonianze, che si alternano a materiale d’archivio, ripercorrono le vicende che hanno caratterizzato la storia della comunità e del suo fondatore.

In “SanPa” di Netflix viene ripercorso il ventennio di gestione della comunità da parte di Muccioli, dalle origini fino al 1995, anno della sua morte, e il contesto sociale, economico e politico in cui l’Italia si trovava in quel periodo.

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Muccioli fu un uomo amato per i valori che rappresentava, come la lotta contro l’emarginazione, la speranza di un recupero, di un reintegro nella società e di una vita migliore per migliaia di ragazzi e ragazze che negli anni hanno affollato la comunità di San Patrignano.

La sua figura, però, è stata anche molto contestata per i metodi utilizzati per tenere i tossicodipendenti lontani dalle droghe, come ad esempio l’uso delle celle di isolamento e delle catene per trattenere e punire chi aveva tentato la fuga.

La Comunità di San Patrignano si dissocia

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Attraverso un comunicato, la Comunità di San Patrignano ha affermato che la docuserie è solo un «racconto tendenzioso e parziale», ricco di «spettacolarizzazioni, drammatizzazioni e semplificazioni» che rischiano di danneggiare l’operato della struttura che, ancora oggi, rappresenta un punto di incontro e di ritrovo per migliaia di tossicodipendenti in Italia.

Piero Villaggio, il figlio di Paolo Villaggio ospite di SanPa dal 1984 al 1987, ha dichiarato in un’intervista a “Repubblica”: «Di quel posto hanno scelto di raccontare soprattutto la cupezza. Forse perché il pubblico è morboso: preferisce la violenza, alle storie belle. Però San Patrignano era pure sorrisi, giornate di sole. Fiori».

Come ha sottolineato Gianluca Neri, ideatore e produttore, a Selvaggia Lucarelli che lo ha intervistato per Tpi, Villaggio avrebbe dovuto comparire nella docu-serie, ma poi ha scelto di non intervenire.

A “Repubblica” Piero ha descritto Muccioli come «un leone che faceva paura» dotato di grande carisma e sensibilità. E ha ricordato alcuni aneddoti:

«Una volta ho portato da mangiare a un ragazzo: era stato rinchiuso in una stanza, nudo. Sono tornato da Vincenzo, davanti ad altre persone gli ho urlato: “Sei pazzo, non puoi trattare la gente così”. Che ceffone, ho preso. Qualche ora dopo, da soli, mi ha spiegato: “Devo farlo, con voi non ho alternative”».

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