Netflix. Squid Game: il vero significato della serie tv

13/10/2021

Squid Game oltre ad essere una serie tv acclamata e protagonista dei social, nasconde un significato più profondo: qual’è il segreto di Squid Game? Cosa ha voluto raccontare il regista e cosa rappresenta la seri tv?

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Squid Game continua a riservare tantissime sorprese: la serie tv coreana, dopo un primo periodo di diffidenza, è diventata una vero cult riscuotendo un successo incredibile.
Il clamore suscitato della serie e il relativo effetto virale sui social, ha trasformato un esperimento potenzialmente rischioso in un successo senza pari per Netflix.
Nonostante sia una serie con impronta prettamente orientale (i giochi, gli attori, lo stile e molto altro…), Squid Game è riuscita a coinvolgere un pubblico vastissimo, alimentando un hipe pari a serie storiche come “Game of thrones” o “Lost”: basti pensare che solo su Tik Tok i video legati a Squid Game hanno superato i 30 miliardi di visualizzazioni


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Significato segreto di Squid Game

 

ell’ultima sfida, quella che dà il titolo al k-drama e che si vede, all’inizio dello show, giocata innocentemente dai bambini, non ricordiamo un corrispondente esatto italiano. Il nome prende spunto dalla forma del perimetro delineato nel campi da gioco, lo scopo è quello di raggiungere la casa base saltellando su una sola gamba, cercando di non farsi buttare a terra dall’avversario che cerca dal trattenerti (la Jung ha rivelato di finire sempre, da bambina, per tornare a casa con la maglietta a brandelli). Il regista Hwang ha scelto questo gioco come simbolo della serie perché il suo livello di competitività e aggressività evoca verosimilmente la durezza della società coreana contemporanea.

Alcuni coreani hanno inizialmente criticato la scelta di “macchiare” la purezza dei giochi della loro infanzia trasformandoli in versioni assassine, tuttavia il 50nne regista della serie Hwang Dong-hyuk (lo stesso del film di denuncia Silenced) non ha preso questa decisione alla leggera: i giochi rappresentano sia un che di nostalgico – i bambini di oggi preferiscono videogame e attività ludiche più sofisticate – che la passione sfegatata dei compatrioti per i giochi senza frontiere come il seguitissimo game show televisivo Running Man, a cui hanno partecipato tutti gli attori famosi del Paese. I concorrenti di mezz’età come Gi-hun e l’anziano Oh Il-nam li ricordano ancora, il ricco e sadico promotore del gioco è talmente ossessionato dal ricordo della felicità infantile da crearne una versione corrotta e perversa. Gli stranieri come l’immigrato Ali Abdul e la rifugiata nordcoreana Kang Sae-byeok ne ignorano alcuni, finendo svantaggiati come qualunque forestiero alle prese con la rigida ed esclusiva società della Corea del Sud.


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Andrea De Lissandri
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