Roberta Marten duetta con Platinette: il diritto e il dovere di essere felici

14/05/2020

Roberta Marten ha inciso Imbarazzismo, una canzone con Platinette e ora si racconta in questa intervista esclusiva.

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Roberta Marten è il nome d’arte di Roberta Virginia Martinazzo. Cosa c’è di strano in tutto questo? C’è che in realtà il 1 febbraio 1981, a Rho, nasceva Roberto Martinazzo. Una storia che la protagonista sa raccontare con semplicità e ironia, senza per questo renderla superficiale o poco incisiva.

Il nemico più grande – dice Roberta- sei te, perché se decidi di gettare la spugna, di nasconderti, di travestirti, invece di andare alla ricerca di un corpo che corrisponda alla tua anima, nessuno potrà farlo al posto tuo. La vita è un dono prezioso e meraviglioso; vuoi davvero rinunciarci?

Con queste parole e la sua musica, Roberta Marten canta un inno alla vita, da viversi senza “Imbarazzismo”, come titola la canzone incisa con Mauro Coruzzi ( Platinette): perché ognuno di noi ha il diritto e il dovere di essere felice.


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Roberta quello che colpisce di te è la capacità di raccontare, senza giri di parole, come sei diventata donna. Qual è il tuo segreto?
Nessun segreto. Oggi finalmente sono serena e grata alla vita che – preziosa e sacra – deve essere difesa e vissuta a piene mani. Non è stato facile, ho sofferto di solitudine e di depressione; ci sono stati momenti in cui ho davvero pensato di rimanere sospesa in un corpo che non era il mio. Da piccolo ero un bimbetto allegro e chiacchierone, oggi finalmente ho ritrovato quella parte di me che pensavo di avere perso per sempre.

Che ruolo hanno avuto i tuoi genitori in tutto questo?
I miei genitori erano molto giovani quando sono nato, mia mamma avrebbe voluto una bambina e di certo non avrebbe mai immaginato cosa sarebbe successo. Inesperti, loro mi hanno visto crescere senza capire quale dramma stessi vivendo. Ho sempre avuto lineamenti delicati e una voce davvero poco maschia, anche quando avrebbe dovuto cambiare con il sopraggiungere dell’adolescenza. Più diventavo adulto, più forte era il mio disagio anche perché il mio corpo non mostrava nessuno di quei cambiamenti tipici dell’età, evidenziando ancora di più la propensione ad essere scambiato per una ragazza. Mi sentivo molto solo, confuso e probabilmente loro non volevano e non erano in grado di leggere segnali inequivocabili. Mio papà è stato il primo, quando già facevo una cura ormonale a dire a mia mamma cosa stesse succedendo. Sempre lui si è preso la responsabilità di comunicare a tutta la parentela che il loro unico figlio, era diventato donna.

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La musica è sempre stata la tua passione, ma questo cambiamento d’identità di genere in che modo ha condizionato la tua carriera?
La musica è sempre stata la mia vera passione, la mia unica consolazione anche nei momenti più bui. La mia carriera è cominciata con il nome d’arte di Roby Marten, regalandomi soddisfazioni ma anche qualche frustrazione. Infatti, non giocava per niente a mio favore un aspetto così poco definito e qualche volta dovevo accontentarmi di fare la voce narrante e vedere nel video di un mio brano un bel ragazzone. Oggi, finalmente, la mia anima ha trovato casa in un corpo che mi appartiene davvero. Ho potuto finalmente realizzare i miei sogni nella vita e nella carriera: con il brano “Imbarazzismo” inciso con Mauro Coruzzi, Platinette, canto un inno alla vita coniugando in un’unica parola razzismo e imbarazzo, che in nessun modo devono poterci condizionare.


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Quanto conta l’amore?
Prima di tutto è fondamentale il rispetto, che è imprescindibile perché si possa parlare di amore. Rispettare l’altro significa accettarlo per quello che è senza volerlo cambiare o possedere, rispettandone le scelte e i desideri. Io sono stata amata dai miei genitori, che per quanto confusi, mi hanno saputo accettare e amare. Sono stata rispettata dal sacerdote che mi ha accolto nella sua Parrocchia, sono stata amata da Roberto Martinazzo che ha sofferto per me e con me, permettendomi di essere chi sono. Sono amata, finalmente, dal mio compagno che continua a sostenermi e condividere la mia carriera artistica.

Quali sono i tuoi progetti?
Tantissimi, come sempre. Purtroppo questa situazione ha fermato anche me, ma ci sono belle novità che sono solamente rinviate! Inoltre ho il desiderio di fare in modo che la mia storia possa essere di aiuto a chi come me avesse a che fare con la disforia di genere, che purtroppo è ancora un argomento difficile da affrontare. I ragazzi e le famiglie hanno bisogno di sostegno e aiuto; io posso mettere a disposizione la mia esperienza. Credo che raccontarsi con la dovuta ironia e leggerezza, senza mai essere per questo superficiali, sia importante. Voglio porre l’accento anche sui fatti di cronaca che raccontano come talvolta, nonostante la transizione, sia difficile superare un isolamento sociale che, purtroppo, spesso sfocia in suicidi. Mi ritengo fortunata e vorrei poter dare il mio contributo, semplice e sincero, di come si possa trovare un equilibrio e sopra ogni cosa, imparare a volersi bene, finalmente.

Silvia Tironi
  • Iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, elenco Professionisti
  • Laureata in Lettere
  • Esperta di: TV e Mondo dello spettacolo
  • Fonte Google News
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