Sanremo, Ermal Meta: Io padre? La verità

06/03/2021

Ermal Meta è pronto ad affrontare la serata più difficile del Festival di Sanremo: è primo in classifica da tre serate, riuscirà a mantenere per sé il primo gradino del podio? Lui ci crede poco e ritiene che in questa finale la classifica subirà molti cambiamenti. Intanto parla della sua Un milione di cose da dirti, della sua nipotina e del senso di paternità…

ermal meta

Ermal Meta ha conquistato il favore della giuria demoscopica che lo ha portato in vetta alla classifica del Festival di Saremo per le prime quattro serate. Questa sera, sabato 6 marzo 2021e, ci sarà la serata finale. Riuscirà l’artista a mantenere il primato e a salire sul primo gradino del podio? Lui ci crede poco, ma ovviamente ci spera. Lo ha detto in una conferenza stampa che ha tenuto a poche ore dall’inizio della finale.Ecco che cosa ci ha raccontato.

Ermal, come ci si sente al primo posto in classifica?

Al numero uno si sta con il torcicollo, perché in qualsiasi momento ti potrebbero azzannare. Vedremo stasera, ma secondo me cambieranno molte cose.


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Che Sanremo è questo che stai vivendo?

Questo Sanremo per me è stato stranissimo, perché ci sono arrivato veramente in sordina. Non ho voluto nemmeno l’autista, mi sono messo in macchina e ci sono arrivato da solo. Ho detto: intanto ci sto andando con una canzone che non è scoppiettante, che è non ha fuochi d’artificio dentro. Ha bisogno di almeno 3-4 ascolti per entrare in qualche modo. Era quello che mi avevano detto più o meno tutti. È stata una sorpresa davvero gigantesca vedermi al primo posto fino a questo momento. Sono arrivato qui domenica non con intenzioni battagliere, ma tutt’altro, cantare una canzone anche molto diversa rispetto alle altre che avevo portato a Sanremo negli anni passati. Invece la sorpresa è stata doppia, perché sono stato aiutato dall’affetto delle persone e mi è arrivata addosso una valanga di stima.

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Che sensazioni ti dà questo Sanremo?

Una sensazione bellissima che voglio tenermi vicino il più possibile.

Questo virus ha cambiato le nostre vite e anche le persone. Tu come ti vedi?

Non mi sento cambiato. Quando perdi la quotidianità delle piccole cose, almeno questo per me, ti rendi conto che per essere felice e stare bene hai veramente bisogno di pochissime cose che davi per scontate. Io ho scoperto una essenzialità all’interno delle mie giornate. E probabilmente questo si è riflettuto anche sulla mia scrittura, almeno quella dell’ultimo anno.

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Come hai scelto questo brano per Sanremo? Perché proprio Un milione di cose da dirti?

Componendo la Track list di questo album ad un certo punto questa canzone mi ha bussato sulla spalla dicendomi: ci sono anche io, io sono anche parecchio svestita. Mi sono ritrovato con questa canzone che ha attirato la mia attenzione, che era lì nel mio cassetto e mi sembrava in linea con l’essenzialità che mi sono trovato a desiderare durante tutto l’anno passato. Ho fatto un po’ fatica ad arrangiarla perché voleva rimanere scarna.

Si dice che sia una canzone un po’ impalpabile dal punto di vista dell’arrangiamento e che per questo motivo non rimane.

L’impalpabilità di questa canzone è una scelta precisa. a fare casino ci vuole molto poco, a fare qualcosa silenziosamente o quasi è un compito molto arduo e questo lo dico da musicista. Questa è una scelta stilistica non solo dal punto di vista musicale ma anche dal punto di vista personale.

Ad un certo punto, nel brano, si legge: “Se non riesco ad alzarti rimarrò con te per terra”…

Questa è la mia frase preferita di questa canzone.

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Si parla spesso della della solitudine dell’artista. Tu che rapporto hai con la solitudine?

Mi sono sentito solo molte volte, ma ho scoperto che a volte la solitudine l’ho cercata per poter scrivere, per poterla colmare. La solitudine a volte è qualcosa che subisci, la gran parte delle volte qualcosa che invece cerchi. Almeno vale per me.

In queste sere hai sempre cantato attorno ala mezzanotte. E su twitter lo hai rimarcato…

Nessuna polemica, era solo un riferimento a un dialogo  con la mia nipotina che ha cinque anni. In genere quando sono in tv non mi guarda mai perché si imbarazza. Mi dice sempre che io non sono quello che va in tv ma quello che è lì con lei. Invece stranamente in questi giorni mi ha voluto guardare, ma siccome si addormenta abbastanza presto non è riuscita a guardarmi.

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Un milione di cose da dire è un brano molto diverso da quelli che hai portato nelle altre edizioni del Festival alle quali hai partecipato.

Sì, mi sono presentato con una canzone molto diversa rispetto alle altre che ho portato sul palco. Odio le favole è passata completamente in sordina, diciamocelo chiaramente, non se l’è filata nessuno, questa è la verità. Vietato morire era una storia assolutamente personale e suo malgrado è diventata un messaggio sociale e sono contento Non mi avete fatto niente è completamente un’altra storia, non era neanche la storia mia né di Fabrizio Moro. I provvedi ho deciso di darli a Emergency perché non potevo prendere i proventi per una storia che abbiamo scritto ma che non è nostra. Magari qualcuno si aspettava che io portassi al Festival una canzone che potesse avere un altro nuovo valore, magari sociale, ma non avevo nessuna voglia di lanciare nessun messaggio. Nell’ultimo anno siamo stati bombardati da messaggi, l’unica cosa che volevo fare era cantare qualcosa che uno non dovesse impegnarsi a capire, ma semplicemente sentire.

L’attaccamento alla tua nipotina Miria ti fa venire voglia d paternità?

Un conto è essere zio e  un conto essere genitore. C’è un tempo per tutto e il tempo giusto è quando te la senti.

Silvia Tironi
  • Iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, elenco Professionisti
  • Laureata in Lettere
  • Esperta di: TV e Mondo dello spettacolo
  • Fonte Google News
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