Verissimo la confessione di Fausto Brizzi

- 22/02/2019

Fausto Brizzi rompe finalmente il silenzio. Il regista finito al centro dello scandalo per via di alcune accuse di molestie sessuale, si confida a Verissimo.

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È stato un anno difficile, duro, complesso per il regista Fausto Brizzi, coinvolto lo scorso anno nello scandalo delle molestie sessuali in seguito alle denunce di alcune attrici o aspiranti tali. Ma alla fine tutto si è concluso con un nulla di fatto. In seguito all’archiviazione del caso stabilità dal Tribunale di Roma, il regista, che si è sempre professato innocente, è risultato dunque non colpevole.


Confessione a Verissimo

Dopo il lungo calvario che lo ha visto protagonista, Brizzi può dunque riprendere il volo. E lo fa con l’uscita del suo nuovo film “Modalità Aereo”, nelle sale dal 21 febbraio.

Ospite di Silvia Toffanin a Verissimo, in onda sabato 23 febbraio intorno alle 16, il regista si è messo a nudo con la padrona di casa, affrontando da un lato le accuse che gli erano state mosse e manifestando dall’altro la sua profonda gratitudine nei confronti degli amici che gli hanno dato fiducia e gli sono sempre stati accanto. Tra tutti il comico e attore Paolo Ruffini.

Il valore dell’amicizia

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E grazie agli amici che Brizzi è riuscito a non sprofondare nel baratro e a rimanere sempre a galla: “La vera terapia di quest’anno è stata circondarmi di persone che mi volessero bene. Questa cosa mi ha permesso di passare da duemila a cento numeri sulla rubrica del cellulare. Improvvisamente capisci chi sono le persone superflue e quelle fondamentali”. Gli amici si contano su una mano, al massimo due. Per Fausto addirittura su tre: “Giravo con le chiavi di una quindicina di abitazioni sparse in tutta Italia anche perché i miei amici mi volevano vedere in casa”, ha raccontato commosso alla Toffanin.

Rinato grazie a Ruffini

Tra questi c’è sempre stato Paolo Ruffini, amico di vecchia data e protagonista del suo ultimo film: è stato proprio il comico toscano a proporre a Brizzi di occuparsi del suo progetto, ossia “Modalità aereo”, una pellicola dai tratti esilaranti ma anche autobiografici e profondi: “Quando me l’ha portato ho capito che era terapeutico: era la risposta pop a tutto quello che mi stava succedendo. E il lavoro è stato una cura”.

Più forte e resiliente

Da questa “cura” il regista è uscito più forte che mai e ha scoperto un concetto che prima gli era oscuro: quello di resilienza, vale a dire la capacità di trasformare un evento negativo in positivo. E così anche lui, nonostante il periodo turbolento, non si è scoraggiato davanti a una difficoltà che sembrava “insormontabile perché la puoi fronteggiare, aggirare e trasformare in qualcosa di buono”. Grazie a Ruffini e al suo documentario sulla resilienza, agli amici veri, a sua madre, alla moglie Claudia Zanella e alla loro bimba di tre anni ora Brizzi è un uomo nuovo.

L’accusa è una condanna

In un clima sereno e rilassato, Brizzi, che sta cercando di lasciarsi tutto alle spalle, ha voluto però tornare sulla giustizia italiana e sulla percezione che nel nostro Paese si ha della colpevolezza di una persona: in Italia un’accusa è già di per sé una condanna: “Questo è un malessere diffuso nel nostro Paese”, ha sottolineato, dove serpeggia più il desiderio e la cattiva abitudine di “vedere una sfortuna degli altri. Basta leggere i giornali per vedere che sono solo le notizie tragiche che ci interessano: quelle buone sono relegate in un trafiletto. Se una persona viene accusata di una cosa gli viene data una certa rilevanza, se poi la persona viene assolta gliene viene data un’altra”.


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