Valentino, una foto scatena l’odio sul web

Valentino è una maison storica dell’Alta moda italiana che, da qualche anno a questa parte, sta stravolgendo i suoi canoni estetici; da quando Pierpaolo Piccioli è alla direzione artistica del brand, una nuova linfa vitale scorre nelle scelte artistiche e creative ma, una di queste ultime decisioni, ha scatenato l’odio e la polemica sui social. Ad intervenire per sedare la rivolta mediatica è stato direttamente Piccioli.

Valentino-Omofobia

Valentino non è solamente un brand o un marchio di Alta Moda; parlare oggi di Haute Couture porta con sé una miriade di significati culturali che portano sulle spalle il peso della cultura e del progresso.

La moda non è solamente il modo che l’uomo ha per vestirsi, ma equivale ad una vera e propria estensione del proprio essere; un messaggio che l’uomo lancia alla società senza aver bisogno di parole.

Quello che è accaduto alla maison Valentino è l’esempio di una società che cerca, anche nell’arte, un motivo di scontro, quando dovrebbe solamente unire popoli e culture attraverso un linguaggio universale.


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Dopo aver pubblicato una foto che ritrae un modello androgino (dalle sembianze indefinite a livello fisionomico, ndr) con una borsa iconica del brand, la Roman Stud, dal valore di oltre 2000 euro, il web ha acceso una polemica.

Le accuse sono di incitamento all’omosessualità e patteggiamento per la comunità LGBT+; la risposta è arrivata direttamente da Pierpaolo Piccioli, direttore creativo della maison.

La risposta di Pierpaolo Piccioli

 

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Un post condiviso da Pierpaolo Piccioli (@pppiccioli)

Un lungo post che cerca di spiegare una scelta che, in origine, non avrebbe alcuna necessità di essere spiegata; un tentativo che, nella maggior parte dei casi non attecchirà sulle persone che per prime hanno impugnato i forconi, ma che Piccioli ha provato a fare.

Una spiegazione della bellezza e di quello che questa riflette:

“Dopo aver pubblicato questa foto su Maison Valentino, molte persone hanno reagito con commenti odiosi e aggressivi. Il mio lavoro è fornire la mia visione della bellezza in base al tempo che stiamo vivendo, la bellezza e chi consideriamo bello sono un riflesso dei nostri valori. Stiamo assistendo a un grande, enorme cambiamento nel genere umano. I movimenti di autocoscienza sono tutti guidati dalla stessa idea: l’evoluzione è possibile se l’uguaglianza è possibile, se è possibile l’inclusività, se i diritti umani sono difesi e la libertà di espressione è protetta e nutrita. L’odio non è un’espressione, l’odio è una reazione alla paura e la paura può facilmente trasformarsi in violenza, che può essere un commento o un’aggressione a due ragazzi che si baciano in una metropolitana”.


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Cercando di difendere anche il modello in sé, sotto accusa da parte dei violenti e omofobi commenti apparsi online, Piccioli ha puntato il dito contro l’odio e la discriminazione, tirando in ballo anche recenti fatti di cronaca:

“Dobbiamo opporci e condannare ogni forma di violenza, odio, discriminazione e razzismo, e sono orgoglioso di usare la mia voce e il mio lavoro per farlo, ora e per sempre. Questa foto è un autoritratto di un giovane uomo bello e il male è negli occhi di chi guarda, non nel suo corpo nudo. Il cambiamento è possibile, nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile ma io sono pronto ad affrontare le difficoltà, in nome della libertà, dell’amore, della tolleranza e della crescita”.

Opporci e condannare la violenza chiede Piccioli; il modo che la moda ha di combattere l’odio è questo: creare, dimostrare e divulgare, un cittadino può solamente recepire, capire e, nel caso di un dubbio, chiedere. La violenza non è la risposta, non lo è mai stata.

Vito Girelli
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