Anna Safroncik vive un incubo: non ricorda più che giorno è, non dorme e…

Jenny Bertoldo
  • Laureanda in Filologia moderna
16/03/2022

Da diverso tempo ormai Anna Safroncik non riesce più a dormire. Lo aveva già accennato, ma oggi l’attrice è tornata a parlare delle sue paure che peggiorano di giorno in giorno, svelando i dettagli del suo stato di salute.

(21,30) Anna Safroncik vive un incubo: non ricorda più che giorno è, non dorme e…

Anna Safroncik, attrice di origini ucraine, non riesce a dormire da svariate settimane, e dichiara di non ricordare nemmeno che giorno sia. In una recente intervista ha raccontato di come l’attacco russo in Ucraina non la faccia sentire al sicuro nemmeno in Italia.

La 41enne Anna Safroncik si è aperta ai fan e ha rivelato con sincerità:

Sono a pezzi, in ansia e non dormo da giorni. Non riesco a parlare, non mi ricordo nemmeno che giorno è.

Per fortuna però il padre Jevhenij, 75 anni, professore universitario di canto e tenore, si è convinto ad arrivare a Roma. Infatti è stata proprio la figlia a insistere, poiché lui avrebbe voluto rimanere nella sua amata Kiev:

Sono riuscita a convincerlo a partire e ora è a Roma. Lui viveva in centro (a Kiev, ndr), dietro piazza Majdan, e stava a casa sua dove per fortuna c’erano ancora la luce e il riscaldamento: non se la sentiva di andare nei rifugi perché lì fa molto freddo. E c’è anche il Covid in giro.

Anna Safroncik: la guerra la terrorizza e l’attrice non dorme più!

(21,30) Anna Safroncik vive un incubo: non ricorda più che giorno è, non dorme e…

L’attrice di origini ucraine ha anche aggiunto che le cose sono molto peggio di come sembri:

Sui giornali fanno vedere la gente nei rifugi, ma è una minoranza, la maggior parte delle persone è ancora a casa. Soprattutto gli anziani non escono: sono soli, disperati e non hanno rifornimenti. Ma quando chiamavo papà, sentivo cadere le bombe…

Sul padre Anna Safroncik ha aggiunto dettagli sulla gioia dell’arrivo a Roma:

Ha una dignità, un orgoglio e un senso di appartenenza incredibili. È lui che consola me. Adesso è finalmente a casa con me, dopo aver attraversato il confine con la Polonia, anche se ha tardato alla dogana perché sul pullman c’erano uomini sotto i 60 anni che sono stati fermati, rimpatriati e arruolati. Lo hanno aiutato degli amici, ha preso un aereo ed è arrivato in Italia: tra noi c’è stato un abbraccio che non dimenticherò mai.