Carlo Conti si commuove a Verissimo: “Il mio babbo è morto quando…”
Carlo Conti è stato ospite a Verissimo domenica 1° febbraio 2026, un’occasione anche per condividere aspetti della sua vita privata.

Carlo Conti per la prima volta a Verissimo
Carlo Conti, nella recente puntata di Verissimo, è stato accolto con entusiasmo da Silvia Toffanin, che ha espresso la sua gioia per averlo per la prima volta in studio.
Il conduttore ha raccontato di essere emozionato nell’entrare in quel contesto per la prima volta. Così, si è parlato del suo lungo percorso artistico, iniziato negli anni Ottanta con in Rai per Disco Ring.
Carlo ha sottolineato come la sua esperienza nelle radio private siano un ricordo prezioso. Inoltre, durante l’intervista è stata proiettata una clip sulla sua infanzia e sui momenti chiave della sua vita.
Conti ha spiegato quanto sia stato fondamentale l’incontro con sua moglie Francesca con la quale ha avuto il figlio Matteo. Si è lasciato andare alla commozione, raccontando della forza di sua madre, che lo ha cresciuto da sola dopo la morte del padre.
Ha descritto, quindi, la madre con grande ammirazione, ricordando i numerosi sacrifici fatti per crescerlo. Queste, dunque, le sue parole:
Non ho mai detto la parola ‘babbo’. Il mio babbo è morto quando avevo 18 mesi, avrei potuto chiamare ‘babbo’ mia mamma, che mi ha tirato su da sola.
Il rapporto con la madre e il figlio
La Toffanin gli ha poi chiesto a Carlo se si considera un bravo figlio. Ha rievocato il legame speciale con lei, evidenziando quei pranzi quotidiani come momenti fondamentali di dialogo. Ha risposto:
Non so se lo sono stato davvero. Mia madre non mi ha mai detto ‘bravo’, ma credo ne fosse orgogliosa dentro di sé.
Quando, invece, la Toffanin gli ha chiesto che tipo di padre si considera, il presentatore ha sottolineato l’importanza di educare suo figlio Matteo nel mondo attuale.
Ha spiegato, quindi, il suo tentativo di controllare l’uso del cellulare da parte del figlio, dando voce a una preoccupazione sempre più attuale.
L’intervista si è conclusa con il calore e l’empatia che hanno contraddistinto l’intera conversazione, lasciando al pubblico un’immagine familiare ma autentica di Carlo nelle sue molteplici vesti di professionista, figlio e genitore.