La morte di Steve Albini si fa sentire nel mondo della musica
Il mondo del rock è ancora scosso dalla notizia della morte di Steve Albini, una delle figure cardine dell’underground americano. A portarselo via all’età di 61 anni un infarto. Una fine peggiore non si poteva immaginare per un musicista che è stato chitarrista di Big Black e Shellac e che è stato poi noto per aver messo lo zampino nel suono di numerosi dischi della scena indie. Guai a chi lo chiamava produttore, in quanto l’etichetta che preferiva dai colleghi era quella di ingegner del suono, evitando così anche di comparire nei crediti del disco.

Un uomo sempre dalla parte del diverso
La sua etica punk consisteva anche nella critica costante all’industria discografica e anche nei meccanismi poco chiari che cercavano di sfruttare i musicisti. Si dimostrava come una di quelle figure di culto, al pari di John Peel, che era sempre alla difesa della musica nella sua generalità, ma anche delle band e delle sottoculture. Un uomo insomma sempre dalla parte del diverso. Credeva nei progetti non chiedendo ai clienti cifre alte e cercava di aiutarli fiancheggiandoli in un mercato discografica che era arrivato come un avvoltoio sulla scena indipendente, con tutta l’intenzione di spolparla fino all’osso. Tutte idee che lo ponevano quindi dalla parte dell’arte, dell’anima e della dedizione.
Il cordoglio dei colleghi
La comunità mondiale musicale non ha ovviamente perso occasione per mostrare la propria vicinanza alla famiglia Albini. Il giornalista e scrittore Michael Azerrad, che ha documentato più volte a più riprese l’underground americano, ha ricordato come Albini fosse un uomo dalla mente brillante e un grande artista. Il membro dei Cloud Nothings, Dylan Baldi, che aveva lavorato con Albini in Attack On Memory, ha lo ha descritto come una persona genuina, singolare, con dei principi, in grado di cambiare la vita di molte persone. Jarvis Cocker ha condiviso la foto di un edificio, ovvero gli Electrical Audios, lo studio di registrazione di Albini a Chicago dove registrò “Further Complications” del 2009.