La Strage di Capaci 33 anni dopo: le iniziative, ma non solo
Il 23 maggio 1992 è una data che rimane ancora scolpita nella memoria di milioni e milioni di italiani per via dell’attentato che uccise il giudice Giovanni Falcone e la sua scorta a Capaci, nel Palermitano.

Le iniziative in memoria del giudice
Nella giornata di oggi le iniziative per ricordare quella tragica data, che segnò una frattura indelebile per chi tuttora combatte contro il potere mafioso, sono numerose, a cominciare da quella organizzata davanti al Tribunale di Palermo e intitolata Tribunale chiama scuola, che vede riuniti oltre 3mila tra studenti e studentesse e che viene organizzata dalle seguenti associazioni: Ordine degli Avvocati di Palermo, associazione nazionale magistrati di Palermo e Rete per la Cultura Antimafia nella Scuola. Per l’occasione ha inoltre aperto al pubblico il Museo del presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, promosso dalla Fondazione Falcone e all’evento, che è iniziato alle 9,30, hanno presenziato i ministri alla Giustizia, Carlo Nordio, all’Interno, Matteo Piantedosi, e alla Cultura, Alessandro Giuli. Sono state tante le scolaresche impegnato nel Giardino della Memoria di Capaci, che grazie all’impegno di Tina Montinaro, moglie di Antonio, caposcorta del giudice Falcone, è divenuto un simbolo di rinascita.
A partire dalle 13,15 alla caserma Lungaro della Polizia di Stato ha avuto luogo la deposizione della corona d’alloro ai piedi della lapide dell’ufficio scorte, mentre alle ore 15 è partita da piazza Verdi, dirimpetto al Teatro Massimo di Palermo, un corte cittadino espressione dell’antimafia sociale, che ha come punto di arrivo la via Giacomo Leopardi. Ma il culmine di questa giornata è alle 17,58, l’ora esatta in cui è avvenuta la strage, momento nel quale viene osservato il minuto di silenzio in nome di tutte le vittime della mafia.
Il pensiero di Provenzano (Pd)
Intanto il responsabile esteri e cooperazione internazionale del Partito Democratico e membro della Commissione Antimafia, Giuseppe Provenzano, ha sottolineato come la memoria si appanni se viene inondata da fiumi di retorica. Quest’ultima è stata mostrata secondo Provenzano dai ministri presenti oggi a Palermo, che non hanno mostrato nemmeno un po’ di impegno su quanto di concreto servirebbe nel contrasto alla mafia.