Lady Diana e Dodi Al-Fayed: che fine ha fatto l’anello segreto di fidanzamento?

19/08/2020

Intervistato dal “Corriere della Sera”, il gioielliere Alberto Repossi racconta alcuni ultimi momenti di vita dell’indimenticata Lady Diana. Istanti di cui l’uomo è stato involontario testimone. E conferma l’avvenuta consegna al milionario Dodi Al-Fayed del pegno d’amore per la principessa, in vista di un annuncio importante…

 

È stato, suo malgrado, uno dei protagonisti degli ultimi giorni di vita di Lady Diana, Alberto Repossi.

In un’intervista al “Corriere”, firmata da Enrica Roddolo, il gioielliere riannoda il nastro di istanti ed emozioni dell’agosto 1997 a Parigi, prima che l’indimenticata principessa dei cuori della gente trovasse la morte nello schianto fatale dell’auto su cui viaggiava nel tunnel dell’Alma, nella notte tra il 30 e il 31 agosto.

Lady D, il ricordo del gioielliere Repossi

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Sono passati 23 anni. Ancora adesso Repossi ripensa a quell’incontro con la principessa a St Tropez, di mattina presto, per un pegno d’amore speciale che Dodi Al-Fayed voleva regalarle. Ha raccontato al “Corriere” il gioielliere:


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“Dodi e Diana mi chiesero di poter ritirare l’anello messo a misura dell’anulare della principessa, per il 30 agosto, perché l’1 settembre dissero ci sarebbe stato un annuncio importante, un fidanzamento. L’anello andava ristretto e non era un modello facile da adattare, avrei dovuto rimandarlo in fabbrica che ad agosto era chiusa. Ma ovviamente, davanti alla donna del momento, tutto era possibile, riaprimmo il laboratorio in pieno agosto per l’anello che consegnammo il 30 agosto a Parigi, come promesso. Vennero apposta dalla Sardegna a Parigi per ritirarlo (…)”.

Ha detto, di Lady D, Repossi: “Lei era bella, sembrava serena anche se non raggiante… il più emozionato era lui, Dodi, più emozionato persino di me che mi trovavo davanti alla donna più inseguita, ammirata al mondo”. E ancora:

“Per stemperare le emozioni e le tensioni quando Dodi verrà poi a ritirare l’anello nella boutique di Place Vendome ricordo provammo persino a scherzare sul nome della collezione, quel Dimmi di sì (Dis-moi oui, ndr). Presi l’impegno del riserbo”.

Tant’è che, a settembre 1997, quando il tabloid “The Sun” contattò l’uomo per chiedergli conto del gioiello, avendo avuto informazioni in merito dalla compagnia assicurativa dei Lloyds di Londra, Repossi mantenne fede all’impegno di riservatezza preso con la famiglia di Al-Fayed.

Anni dopo, però, con la pubblicazione del libro della guardia del corpo sopravvissuta allo schianto, Trevor Rees-Jones, senza ricordare nulla, l’uomo decise di uscire allo scoperto.


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Nel volume del bodyguard si affermava che Dodi non aveva mai ritirato alcun anello. “Impossibile, l’avevo consegnato io stesso a Dodi”, ha ribadito Repossi al “Corriere”.

“Chiamai allora il vecchio Al Fayed, gli dissi che era tempo di parlare e anzi di mettere al sicuro le prove dell’effettivo ritiro dell’anello il 30 agosto, poche ore prima dello schianto nella notte. La visita del figlio nella boutique era stata infatti registrata dalle telecamere, mettemmo subito in sicurezza quella registrazione in cassaforte”.

Da quel momento, per Repossi e sua moglie Giò, iniziò un lungo periodo di interrogatori sotto il torchio di Scotland Yard, impegnato a ricostruire gli ultimi momenti di Lady Diana.

Dell’anello, nel frattempo, sarebbero sparite le tracce. “LaPolice francese mi disse che gli oggetti personali di Lady D furono dati alla sorella. Non so se c’era anche quello…”, ha commentato infine il gioielliere.

Cristina Damante
  • Autrice
  • Esperta in: Gossip, Serie Tv e Reali d'Inghilterra
  • Laureata in Scienze della Comunicazione
  • Fonte Google News
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