Metodologia PRAIM e UrbanMIS: così si immagina il futuro dei borghi irpini
All’Ex Carcere Borbonico di Avellino un workshop ha riunito università, istituzioni e competenze tecniche per ragionare sul riuso degli edifici dismessi lungo la tratta Avellino–Rocchetta Sant’Antonio. Al centro, dati, analisi territoriali e una nuova visione per le aree interne campane.

Avellino, 22 maggio 2026 – Come si può dare nuova vita a un edificio abbandonato senza perdere di vista il contesto in cui si trova? E soprattutto, quali strumenti servono per trasformare un problema in un’opportunità di sviluppo per i piccoli centri? È attorno a queste domande che si è sviluppato il workshop PRAIM, ospitato il 22 maggio 2026 all’Ex Carcere Borbonico di Avellino.
L’iniziativa si inserisce in un percorso di ricerca dedicato ai borghi delle aree interne irpine e punta a costruire una base conoscitiva utile per orientare le strategie di rigenerazione urbana. L’idea di fondo è semplice ma decisiva: prima di immaginare nuovi usi per un bene dismesso, bisogna leggere con attenzione il territorio, i suoi dati, le sue fragilità e le sue potenzialità.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Salerno e la Provincia di Avellino. Un lavoro condiviso che mette insieme ricerca accademica, visione istituzionale e strumenti operativi, con l’obiettivo di affrontare il tema del riuso adattivo del patrimonio costruito nei piccoli comuni in modo concreto e strutturato. Il coordinamento scientifico dell’impostazione metodologica PRAIM è riconducibile al Prof. Pierfrancesco Fiore, all’Arch. Attilio Ferraro e all’Arch. Emanuela D’Andria, figure centrali nel percorso sviluppato all’interno dell’Ateneo salernitano.
PRAIM: un metodo per leggere il territorio prima di intervenire
Uno degli elementi più interessanti del workshop è stato proprio il metodo. PRAIM non si limita a raccogliere proposte generiche, ma costruisce un processo di analisi che parte dal territorio e arriva alle ipotesi di riuso. Non si tratta, quindi, di scegliere in astratto il destino di un immobile dismesso, ma di comprendere prima il suo ruolo dentro un sistema locale più ampio.
Durante l’incontro sono stati attivati sei tavoli di lavoro, ciascuno dedicato a un edificio dismesso situato in sei comuni dell’area irpina, collegati dalla storica tratta ferroviaria Avellino–Rocchetta Sant’Antonio. Questo dettaglio non è secondario: la ferrovia, infatti, rappresenta un elemento identitario e territoriale che lega tra loro luoghi diversi, accomunati da dinamiche simili di spopolamento, fragilità infrastrutturale e necessità di nuove prospettive.
L’obiettivo dei tavoli non era arrivare a decisioni definitive, bensì raccogliere contributi qualificati dagli attori coinvolti. In altre parole, costruire una base di conoscenza condivisa capace di far emergere priorità, criticità, vocazioni e opportunità di ciascun contesto. È un passaggio essenziale, perché spesso i processi di rigenerazione falliscono quando ignorano la complessità dei luoghi o si affidano a soluzioni standardizzate. Qui, invece, la parola d’ordine è stata analisi.

UrbanMIS e i dati come chiave per le scelte pubbliche
In questo percorso si è inserito UrbanMIS, spin-off dell’Università degli Studi di Salerno partecipato da Evolution Group, coinvolto per offrire un supporto analitico alla lettura dei territori interessati. Il suo contributo ha riguardato la predisposizione di mappe informative, infografiche e sintesi territoriali pensate per aiutare i partecipanti a orientarsi meglio tra le caratteristiche dei diversi comuni.
Le informazioni messe a disposizione hanno riguardato diversi aspetti: infrastrutture, dinamiche demografiche, profilo economico, distribuzione insediativa. Elementi che, letti insieme, permettono di capire non solo “dove” si trova un bene dismesso, ma soprattutto “in quale contesto” si inserisce e quali scenari può aprire.
Durante i lavori, UrbanMIS è stata rappresentata dal Prof. Giuseppe d’Aniello e dall’Ing. Alessandro Polverino, che hanno illustrato il ruolo dell’analisi dei dati territoriali nei processi decisionali pubblici. Un tema sempre più centrale, soprattutto quando si parla di rigenerazione urbana, pianificazione strategica e governo delle trasformazioni nei territori fragili.
Questo contributo si collega anche allo sviluppo di Janus Urbanis, la piattaforma orientata all’analisi della situazione urbana e territoriale, pensata per supportare enti pubblici e privati nella definizione di strategie basate su dati, indicatori e rappresentazioni conoscitive integrate. In un’epoca in cui la disponibilità di informazioni cresce rapidamente, la vera sfida è trasformare i dati in strumenti utili per decidere meglio. E il workshop PRAIM ha mostrato con chiarezza quanto questo passaggio sia ormai indispensabile.

Un laboratorio per la rigenerazione delle aree interne campane
La giornata all’Ex Carcere Borbonico ha confermato un punto fondamentale: la rigenerazione delle aree interne non può prescindere da un’alleanza tra competenze diverse. Ricerca universitaria, innovazione tecnologica e governance territoriale devono dialogare tra loro, se si vuole passare da un’idea astratta di sviluppo a progetti realmente attuabili.
Il caso dei sei edifici dismessi lungo la direttrice Avellino–Rocchetta Sant’Antonio diventa così un vero e proprio laboratorio applicativo. Qui si sperimentano nuove modalità di conoscenza del territorio, ma anche forme più mature di partecipazione e valorizzazione del patrimonio costruito. È un approccio che mette al centro i luoghi e le comunità, invece di considerare gli immobili come semplici spazi vuoti da riempire.
Tra i contributi istituzionali della giornata spicca la presenza dell’Arch. Giuseppina Cerchia, Dirigente della Provincia di Avellino – Settore 3 “Pianificazione Strategica, Gestione Opere Pubbliche e Infrastrutture Viarie”. Il percorso è stato inoltre accompagnato dal Settore Servizi – Ufficio Europa e Urban Center Irpinia, con il contributo dell’E.Q. Dott. Giorgio Balestrieri, dell’Ing. Luca Porfido, dell’Ing. Daniela Vitale, dell’Arch. Eunice Colella, della Dott.ssa Ilaria Di Pietro e dell’Arch. Donatella Porfido.
Nel complesso, l’iniziativa ha mostrato come anche i piccoli centri delle aree interne possano diventare luoghi di sperimentazione avanzata. Basta cambiare prospettiva: non guardare ai borghi come a spazi marginali, ma come a contesti in cui testare idee nuove, modelli di sviluppo più intelligenti e strategie di riuso capaci di generare valore nel lungo periodo.
Chi è UrbanMIS
UrbanMIS è uno spin-off dell’Università degli Studi di Salerno, partecipato da Evolution Group, nato per trasferire competenze di ricerca avanzata nei contesti reali. Sviluppa soluzioni innovative per l’analisi della situation awareness urbana e territoriale, supportando enti pubblici e privati nella lettura dei dati, nella costruzione di indicatori e nella governance intelligente del territorio.