Paola Cortellesi umile racconta la sua borgata

L’attrice 47enne Paola Cortellesi racconta della sua giovinezza nella periferia di Roma. Solo crescendo ha iniziato a spostarsi nel cuore della capitale italiana, ma il ricordo dell’infanzia è rimasto vivido dentro di lei.

paola-cortellesi-lettera-coronavirus-1589531261

La rivista Grazia ha dedicato la copertina del settimanale a Paola Cortellesi, l’attrice romana 47enne. Intervistata, Paola Cortellesi ha raccontato la sua vita nella periferia romana, definendosi una ragazza di borgata. Il sequel del film “Come un gatto in tangenziale” è appena uscito al cinema, e l’attrice interpreta Monica.

Paola Cortellesi ha detto di rivedersi nel personaggio che è chiamata ad interpretare. L’attrice ha infatti spiegato nell’intervista che:

Monica è un personaggio che rispecchia un tipo di donna che conosco. Sono cresciuta in una borgata: la mia mamma non era così, ma qualche nostra vicina sì.


Leggi anche: Vieni da me: Paola Lezzi si confessa a Caterina Balivo

Paola Cortellesi poi ha raccontato la sua vita di allora:

Giocavo in cortile a “campana”, saltando con un piede solo sulle caselle disegnate con il gesso, oppure a “Color color”: qualcuno nominava un colore e si correva verso un oggetto di quella tinta. L’ultimo arrivato faceva penitenza. E poi si andava in bicicletta: mi mettevo in piedi dietro a qualcuno e spesso caracollavo e cadevo a terra. Ho ancora la cicatrice su un ginocchio.

Paola Cortellesi si racconta: com’è approdata al cinema?

petra-2-paola-cortellesi

Dalla periferia romana, crescendo, Paola Cortellesi ha cominciato a spostarsi nel cuore della capitale:

Ho preso molti autobus. Andavo in centro: dove abitavo non c’erano attività. La mia famiglia però mi ha sempre fornito degli stimoli. I miei non erano intellettuali, ma ci hanno sempre portato a vedere cose belle: i concerti, il teatro, come lo spettacolo I sette re di Roma di Gigi Proietti.

Oggi la vita di Paola Cortellesi è cambiata completamente, è felicemente sposata col regista Riccardo Milani.

Sul set andiamo perfettamente d’accordo, ma quando scriviamo i film litighiamo come pazzi: io di solito propongo una cosa, lui spesso l’opposto.