#Tokyo 2020 Basket, Sara Madera: “Tutto dipende da te, solo tu puoi controllare il tuo destino”

14/07/2021

In vista delle Olimpiadi di Tokyo, che si terranno in Giappone dal 23 luglio all’8 agosto 2021, noi di SoloDonna abbiamo intervistato in esclusiva una delle campionesse italiane che parteciperanno ai giochi olimpici per il nostro paese. Oggi conosciamo meglio Sara Madera, cestista che fa parte della Nazionale Italiana Femminile.

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Sara Madera, cestista italiana classe 2000, è na delle campionesse italiane che noi di SoloDonna abbiamo deciso di intervistare in esclusiva in vista delle Olimpiadi di Tokyo che si terranno nei prossimi giorni. 

I giochi olimpici, che si sarebbero dovuti tenere lo scorso anno, sono stati rimandati a causa della pandemia e ora gli atleti di tutto il mondo non vedono l’ora di rifarsi, mettendo alla prova anni e anni di allenamento e sacrifici. Scoapiamo allora insieme cosa significa davvero questo imminente traguardo per chi, come Sara, lo aspetta da tutta la vita.

Ciao Sara, come stai, pronta per questa grande avventura?

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“Pronta? Lo sarò quando il coach confermerà le convocate per Tokyo! Per ora mi sto allenando per arrivare nelle migliori condizioni al raduno e fare parte della spedizione Azzurra, ancora non ci credo!”

Tokyo 2020, per il mondo intero, avrà un significato speciale: il Covid ha rivoluzionato il concetto di aggregazione ma, le Olimpiadi, sono aggregazione. Pensi che la pressione sarà maggiore o riuscirete ad isolarvi vivendo l’evento solo come una vera festa dello sport?

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“Le Olimpiadi sono sempre state motivo di aggregazione e in era moderna hanno sempre avuto valenza socio-politica. La pressione per un atleta fa parte del gioco, non è sempre facile da incanalare per arrivare all’obiettivo, ma una cosa è sicura: daremo il massimo per raggiungerlo. Siamo consapevoli che rispetto alle altre edizioni ci sarà molta meno aggregazione per le misure anti-covid, ma dopotutto siamo lì per gareggiare, vivere il momento e sicuramente la festa la faremo quando si potrà con i tifosi e con la squadra, come del resto è già successo alla qualificazione: non c’è covid che tenga in quegli istanti”.

Nel nostro paese il grande pubblico riscopre il mondo dello sport femminile solo durante le Olimpiadi: pensi che sia un problema culturale o i media hanno le loro responsabilità?

“Entrambe, lo sport diverso dal calcio si vede in chiaro esclusivamente, o quasi, in occasione delle Olimpiadi, mentre per il resto è seguito da appassionati disposti ad abbonarsi alle pay-tv e questo non aiuta. La cultura sportiva, quasi ovunque, si fa nelle scuole perché prima ancora di diventare atleti si dovrebbe essere sportivi e questo rimane anche in chi non fa sport in modo agonistico ma per divertimento e come sano stile di vita. Credo che questo approccio in Italia manchi, mentre è più diffuso nei paesi orientali, Stati Uniti e anglosassoni”.


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Hai voglia di raccontare alle nostre lettrici una giornata tipo di una campionessa olimpionica?

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“Campionessa olimpionica… beh per questo dovremmo chiedere alla Pellegrini che lo è stata più volte! Io per il momento posso raccontare la mia giornata, quella di un atleta agonista dilettante di pallacanestro femminile. Io come tutti gli atleti ho una routine precisa da seguire perché sono convinta che si è atleti 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’anno: è un lavoro vero e proprio. La mia routine inizia con una colazione equilibrata, allenamento mattutino, pranzo, riposo, allenamento pomeridiano e cena.

Vorrei focalizzare l’attenzione sul recupero, la parte, a mio avviso, più importante: il corpo ha dei propri ritmi che non sempre vanno d’accordo con gli impegni del calendario, ma sto lavorando per farmi trovare pronta senza trascurare studio e divertimento. Inoltre, durante l’anno si lavora sui fondamentali della pallacanestro, individualmente e di squadra, oltre al punto di vista fisico, in cui ci sono molti aspetti da curare e migliorare anche perché il nostro fisico è il nostro strumento”.

Sacrifici, sudore e tante volte delusioni: cosa o chi riesci a darti la forza per affrontare tutto questo?

“Direi una bugia se dicessi che non ho mai incontrato difficoltà durante il mio percorso, oppure di non aver fatto sacrifici, del resto come in tutte le cose della vita, ma ho la fortuna di poter trasformare una passione in lavoro, e questo cerco di tenerlo bene a mente! Naturalmente ci sono momenti positivi e negativi, ma per andare avanti serve tutto, anzi, credo che le difficoltà fortifichino una persona o giocatrice che sia. Tutto insegna e credo che la mentalità e il “tenere gli occhi ben puntati sull’obiettivo” mi dia la forza per affrontare tutto questo”.

Essere atleti per alcuni è solo un lavoro, per altri una fortuna e per molti un sogno: che consiglio vorresti regalare a chi ha deciso di intraprendere questo percorso così impegnativo?

“Nell’immaginario comune quando si parla di atleti, si pensa subito al calcio e di conseguenza anche a stipendi ben retribuiti. In realtà non è sempre così, soprattutto nel mondo femminile: siamo privilegiate a fare un lavoro che ci piace, ma nel contempo, oltre a lavorare con il proprio fisico e su se stessi, bisogna, a mio avviso, tenere aperta anche una seconda strada attraverso gli studi. In virtù del fatto che essere atleti ha una durata limitata di venti- venticinque anni, il mio consiglio è quello di continuare a studiare pensando ad un eventuale futuro, per avere così un piano di riserva pronto da intraprendere quando la carriera cestistica sarà finita. Detto ciò, il mio consiglio più grande è quello di non demoralizzarvi alle prime difficoltà, ma di andare avanti sempre con la testa alta, perchè… la vista dall’alto è sempre la più bella, ma quella più faticosa!”

Sono tanti i sogni che un’ atleta prova a realizzare nella sua carriera: uno di questi siamo certi sia quello di poter partecipare alle Olimpiadi. Cos’hai provato nell’istante in cui hai conquistato questo traguardo incredibile?

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“Arrivare a toccare un sogno di questo genere fa venire ancora la pelle d’oca, al solo pensiero. Credo che queste emozioni non si possano scrivere su un foglio di carta, e nemmeno raccontare. Solo quelle classiche situazioni che vivi all’istante, nella quale sei completamente immerso nel tuo “mondo” da dimenticarti per quel momento tutto quello che ti circonda. Vuoi piangere, ma allo stesso tempo ridere. Non sai se vuoi urlare di gioia o rimanere incredula a guardare le tue compagne, a loro volta incredule e gioiose, proprio come lo sei tu. Si è sempre detto che la felicità dura relativamente poco, ma in quell’istante, quel poco, è stato favoloso”.

Se potessi tornare indietro e incontrare te stessa da piccola che consiglio ti daresti?

“Il consiglio che mi darei è quello di riuscire a curare di più il corpo e la mente fin da subito, anche perchè è il nostro mezzo di lavoro più importante da preservare e utilizzare nel modo giusto”.

C’è qualche rituale scaramantico che fai prima di scendere in campo?

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“No, non sono mai stata una ragazza scaramantica, quindi difficilmente faccio qualcosa di ripetitivo prima di scendere in campo. In questi anni ho sperimentato che tutto quello che succede dipende da te: solo tu puoi controllare il tuo destino e poi… la fortuna ti può assistere con o senza rituali scaramantici”.

Essere donna e intraprendere una carriera nel mondo dello sport non è sempre facile, soprattutto se si sceglie uno sport che i mass media ritengono essere prerogativa del mondo maschile: come hai vissuto questo ingombrante pregiudizio?

“In verità mi sono sempre divertita e non ho mai dato troppo peso a cosa pensano gli altri. La strada per la parità con il mondo maschile è ancora molto lunga e spetta anche a noi atlete combattere per questo”.

Se dovessi vincere la medaglia più bella cosa ci prometti di fare di veramente “pazzo”?

“Non succede, ma se succede… sognare non costa nulla e infonde una grande energia. Conoscendomi di pazzo non farei niente di che, ma magari un tatuaggio che mi ricordi l’impresa potrebbe starci”.

Arianna Preciballe
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