#Tokyo2020 Karate, Silvia Semeraro: “Vorrei essere ricordata per essere riuscita ad emozionare”

19/07/2021

Le atlete azzurre si stanno preparando per disputare le Olimpiadi di Tokyo, che prenderanno il via il 23 luglio. A distanza di un anno, causa Covid-19, anche Silvia Semeraro, karateka di origine tarantina, è pronta per vivere questa grande emozione, come ha spiegato in un’intervista esclusiva realizzata con Solodonna. 

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L’appuntamento con le Olimpiadi di Tokyo si sta avvicinando sempre di più: il 23 luglio gli atleti avranno finalmente la possibilità di gareggiare dopo aver atteso per un anno la manifestazione sportiva più importante. Dopo tanti sacrifici e una lunga attesa, tutto è pronto per le grandi emozioni che solo le Olimpiadi sanno regalare.

Solodonna ha intervistato in esclusiva alcune delle atlete italiane che partiranno con la squadra azzurra alla volta di Tokyo. Con loro ci sarà anche Silvia Semeraro, karateka vincitrice della medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo nel 2018, che ha conquistato il pass olimpico nella categoria +61 kg. Pochi giorni prima della partenza per Tokyo, ha raccontato in esclusiva a Solodonna le sue sensazioni.


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Tokyo 2020 arriva ad un anno di distanza rispetto alla programmazione ufficiale a causa del Covid-19, come hai vissuto questo periodo di attesa e quanto è stato complicato anche ritardare la preparazione dal punto di vista fisico?

Sicuramente l’anno del Covid ha compromesso le gare, le routine e gli allenamenti: ho dovuto allenarmi a casa e stare lontana dalla gare, mentre prima ne avevamo una ogni settimana, quindi non è stato facile. Devo dire che, però, ho lavorato molto sulla tecnica e sulla parte fisica. Ora che c’è la possibilità di fare palestra e fare dei ritiri con la nazionale, stiamo migliorando l’aspetto tattico con i vari partner per prepararci al meglio. Il Covid ha influito tanto, senza dubbi, ma mi ha anche fatto lavorare su alcuni aspetti a cui magari prima davo poca importanza.

Disputare l’Olimpiade è un sogno ma anche una responsabilità, in quanto si rappresenta il proprio paese nell’evento sportivo principale a livello mondiale: in questo momento prevale in te l’emozione oppure senti anche una certa agitazione?

L’Olimpiade è il sogno più grande per un’atleta, anche se è una responsabilità. Tuttavia, penso di aver superato la parte peggiore: la gara di qualifica che ho fatto a Parigi è stata durissima, eravamo 65 atlete con le categorie accorpate, quindi non è stato per niente semplice. Adesso bisogna stringere i denti per gli allenamenti che stiamo facendo (circa tre al giorno in altura), però poi l’Olimpiade è un giorno a sé. Mi divertirò e cercherò di fare un bel karate. Ora sono emozionata, ma non troppo, perché sto pensando solo ad allenarmi: cerco di fare del mio meglio. Mi sento soddisfatta dopo l’allenamento, anche è normale sentire la stanchezza: ci sono allenamenti dove si piange e si sta male perché siamo nella fase della correzione quindi è normale sbagliare in questo momento. Man mano che si avvicina la gara ci saranno sempre meno errori e cercheremo di farci trovare pronte!


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Quali sono stati i sacrifici più grandi che hai dovuto affrontare per arrivare fino a qui ed essere protagonista di un’Olimpiade?

Penso che i sacrifici li facciano tutti gli atleti, professionisti e non. Per me ci sono stati tanti sacrifici soprattutto prima di entrare nel gruppo sportivo perché le spese le sosteneva la mia famiglia, quindi non era per nulla semplice partecipare ad una gara e perderla, dopo aver pagato trasferta, hotel e viaggio. Devo dire che, però, era anche una motivazione in più. Nonostante i sacrifici, c’era tanta passione. Da piccola mi sono privata di tante cose per raggiungere questi obiettivi: se insegui una strada devi sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato, ed evitare tutto ciò che può distrarti o toglierti del tempo prezioso.

Nel tuo percorso sportivo ci sono stati dei momenti in cui hai avuto la sensazione di dover lottare maggiormente per ottenere i tuoi obiettivi e raggiungere traguardi importanti solo perché sei una donna?

In realtà il karate è praticato sia da donne che da uomini. Anzi, io mi trovo molto bene ad allenarmi con ragazzi più rapidi di me perché ho stimoli differenti, posso colpire un po’ di più… Tra di noi non lo soffriamo, magari per altre ragazze che praticano sport “maschili” ci possono essere dei pregiudizi, ma a noi atlete donne non interessa: ci piace lo sport e lo facciamo con passione!

Quando eri piccoli seguivi le Olimpiadi? Ricordi un momento che ti ha emozionato particolarmente quando eri solo una spettatrice (una gara, una medaglia, un’atleta)?

Il mio ricordo da brividi è legato a Federica Pellegrini, perché lei ha una gran testa e ottiene sempre ciò che vuole: mi piace molto la sua determinazione e la concentrazione che ha in gara. E’ un’atleta che ha vinto tanto e che è stata sempre sul pezzo, la stimo veramente tanto.

Ti senti di voler dire qualcosa alle bambine che questa volta ti guarderanno da casa e, magari, vorranno seguire le tue orme?

Io dico sempre che le medaglie prima o poi si appenderanno al muro, per questo voglio essere un esempio per la persona che sono. Voglio trasmettere un bel karate ovviamente, ma vorrei essere ricordata per essere riuscita ad emozionare. Spero che mi seguano e spero di essere un buon esempio per loro, pur ricordando che ogni percorso è diverso, e sul tatami è importante portare la propria personalità.

Per la prima volta l’Italia ha scelto due portabandiera, un uomo, Elia Viviani, e una donna, Jessica Rossi: pensi sia un passo avanti decisivo per arrivare alla parità di genere, anche nello sport?

Sono stata presente al Quirinale dal Presidente della Repubblica con tutti gli atleti che parteciperanno a Tokyo. Sono molto contenta per Elia Viviani e Jessica Rossi, spero un giorno di avere anche io l’onore di portare la bandiera. Sicuramente è un passo decisivo per la parità di genere, stiamo andando verso un miglioramento e un’apertura mentale che comincia a vedersi. Poi, spero che l’Italia porterà tante medaglie e che noi atleti possiamo onorare il tricolore e portarlo quanto più in alto possibile: questo è l’augurio che faccio a tutti i miei compagni.

Ti va di raccontarci come sarà la tua routine una volta arrivata nel villaggio olimpico che ospiterà tutti gli atleti in vista delle gare?

Lì al villaggio olimpico non so come sarà, ma faremo un ritiro a Gotemba, che dista circa un’ora da Tokyo, dove rimarremo per dieci giorni: ci aspetta l’allenamento sia la mattina che il pomeriggio, una sana alimentazione e un corretto riposo di otto ore, perché già ci sarà il jet lag, quindi dovremo adattarci. La mattina faremo qualche corsa con variazione di ritmo. Dal 3 agosto, poi, raggiungeremo Tokyo, dove il 7 ci sarà la mia gara: mi auguro di poter far gioire gli italiani e far fare una bella figura all’Italia.

Se dovesse arrivare la tanto sognata medaglia, hai già una dedica speciale da fare?

Se dovesse arrivare la medaglia che più voglio la dedicherei alla mia famiglia, a mia nipote che è lontana da me, a mia sorella, a mia nonna che non c’è più… E poi sicuramente anche a tutte quelle persone che hanno fatto parte del mio percorso, non a parole ma con i fatti, dalla squadra della Nazionale ai miei amici. Ovviamente, devo sempre ringraziare il mio gruppo sportivo che mi ha permesso di trasformare la mia passione in una professione, la Polizia di Stato e le Fiamme Oro. Questo percorso è stato davvero emozionante, lo rifarei altre mille volte e per questo ho un po’ paura che finisca. Spero che il karate sia riconfermato alle Olimpiadi, così da avere la possibilità di fare un altro quadriennio. Lo spero per il karate ma soprattutto per i ragazzi che hanno il sogno di vivere un’Olimpiade, affinché abbiano la possibilità di affrontare una qualifica olimpica che, anche se è stressante, rimane bellissima perché racchiude quattro anni di sacrifici ed emozioni davvero intense.

Ilaria Bucataio
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