Parto prematuro naturale: esistono rischi?


Durante una gravidanza può capitare che non tutto fili liscio: esistono decine di problemi più o meno gravi che possono capitare, da delle semplice perdite fino a problemi molto più gravi che possono comportare la perdita del piccolo.

Oggi vogliamo parlarvi del parto prematuro, eventualità che se pur non rara, molto spesso può comportare preoccupazione per la futura mamma (specialmente per il primo figlio): la medicina moderna, pur avendo fatto passi da gigante e garantendo la  opravvivenza di bimbi anche piccolissimi, non sempre riesce a compensare ciò che madre natura non dona, dovendo così arrendersi ad alcune complicazioni che in alcuni casi sopraggiungono.
Non stiamo parlando ovviamente di quei parti anticipati di qualche settimana ma, piuttosto, di quelle casistiche di parto in cui l’anticipo è di mesi: in questi casi, purtroppo, alcuni problemi potrebbero presentarsi.

Contrariamente a quanto molti credono, il parto naturale non comporta alcun rischio maggiore rispetto al taglio cesareo: a dimostrarlo un recentissimo studio pubblicato negli Stati Uniti.

Grazie alla ricerca portata avanti dall’Eunice Shriver National Institute of Child Health and Human Development (NICHD) di Bethesda (USA), si è dimostrato come un parto naturale non comporti rischi maggiori per un bimbo nato prematuramente.
I ricercatori hanno analizzato 200 mila parti tra il 2002 e il 2008: nel 45% delle nascite pretermine, la causa di tale anticipo era da attribuire a problemi del feto o della futura mamma. Di questo 45%, il 37,6% era causato dal distaccamento della placenta o anomalie congenite.
Ciò che a noi interessa analizzare, ora, sono le statistiche relative al parto naturale, vediamole insieme.

Secondo questo studio, l’80% dei parti prematuri avvenuti con parti naturali ha dato un esito positivo, dato molto elevato che fa capire la non criticità con questo tipo di parto.
L’unico caso in cui è sconsigliato il parto naturale è  il parto di tipo podalico: in questo specifico caso il parto cesareo è riuscita a ridurre la morte all’1,5%, contro il 6% relativo al parto naturale.

La coordinatrice dello studio, la dott.ssa Uma M. Reddy, ha dichiarato

“Decidere un percorso di parto con una gestazione inferiore a 32 settimane è una decisione clinica difficile dato l’alto tasso di mortalità infantile e morbilità, nonché i rischi materni associati al parto cesareo. Per i parti di testa con feti di gestazione inferiore a 32 settimane, non abbiamo visto alcun incremento della mortalità neonatale, rispetto a un parto cesareo programmato“.

Ovviamente l’ultima decisione spetta al vostro ginecologo e a voi madri ma, durante le valutazioni, vi consigliamo di tenere conto anche di questo studio.

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