Come gestire i capricci dei figli in Quarantena?


Musetti lunghi, bizze e crisi possono essere ancora più frequenti in questo periodo di isolamento casalingo, senza sfoghi né distrazioni all’esterno. Le indicazioni di un’esperta per superare in modo costruttivo questi momenti.

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In queste settimane di isolamento forzato da Coronavirus, all’interno delle famiglie a volte l’aria si fa molto pesante. I genitori, magari, si sono ritrovati catapultati dall’ufficio allo smart working dall’oggi al domani.

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Ora le proprie esigenze si scontrano più che mai con quelle del partner e dei figli, a loro volta alle prese con l’apprendimento a distanza, video lezioni, compiti online e, nello stesso momento, mancanza dei momenti di socializzazione con i loro coetanei, a scuola, al centro sportivo, ai giardinetti, dai nonni… E così succede che, a volte, scappi qualche capriccio di troppo.

Come fare per gestire la situazione, in questo periodo delicato, ma non solo? Ecco le spiegazioni e i suggerimenti della Dott.ssa Marianna Oliveri, che riceve presso il Centro Medico Unisalus di Milano. Specializzata in Psicologia Clinica, si occupa di vari ambiti, tra cui la consulenza psicologica in ambito familiare e professionale.


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I capricci, tappa obbligata nello sviluppo del bambino

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Pianti, grida disperate, urla, calci, pugni, “no”, ripetuti in modo intermittente. Di fronte alle bizze di un bambino, un genitore a volte può andare in crisi. E domandarsi: “Perchè mio figlio non mi ascolta?”.

È importante sapere che i capricci, come altri comportamenti che possono mettere a dura prova mamme e papà, sono comunque in gran parte una componente dello sviluppo normale: tutti i bambini possono mostrarsi di tanto in tanto polemici e qualche volta testardi.

Problemi di questo tipo iniziano soprattutto quando il piccolo raggiunge i 2-3 anni e sono da considerarsi un passaggio obbligato nell’evoluzione del bambino.

Capricci infantili: come gestirli se sei un genitore

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I genitori dovrebbero essere delle figure autorevoli, sicure delle proprie posizioni e che non cambiano idea facilmente davanti al loro bambino che urla.

L’importante è fissare poche semplici regole, non dimenticandosi poi di essere intransigenti nel farle rispettare. Un bimbo capisce che non ha senso tirare alla lunga un capriccio perché mamma e papà non cambierebbero posizione.

I capricci sterili, fatti solo per contestare, in un bambino di 4-5 anni possono proseguire all’infinito se il bambino ha la sensazione che i genitori prima o poi cederanno. L’assenza di paletti porta i bambini a disubbidire, a impuntarsi e a compiere azioni come gettarsi a terra, scagliare oggetti o tirare calci ai genitori. I capricci continuano anche ben oltre i 6 anni se non vengono gestiti subito nel modo corretto.

Il consiglio dell’esperta è dunque il seguente: è necessario rimanere fermi sulla propria posizione, mostrandosi indifferenti alla reazione avversa.

parents-and-children-1794951-1280 Foto di Francisco Montero Garcia Pixabay

Il messaggio che si deve trasmettere a un bambino molto capriccioso è che i genitori osservano la sua ribellione e ne prendono atto, ma sono certi di essere nel giusto imponendogli una certa cosa o insistendo perché ne faccia un’altra, di conseguenza non cambieranno idea.

Dal canto loro, mamma e papà devono considerare il capriccio come una tappa fondamentale per lo sviluppo di un bambino e devono mostrarsi come figure ferme e stabili nelle loro “regole”.

Inoltre risulta importante come un genitore si confronta e reagisce di fronte ai capricci stessi poiché da questi rimandi educativi, ne consegue un buon sviluppo psico-emotivo.

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