Globuli rossi bassi in gravidanza: sintomi e rimedi

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Quando i valori dei globuli rossi sono bassi in gravidanza si parla di anemia

Capita spesso che le donne in gravidanza diventino anemiche.

Questo perché il feto e la placenta necessitano del loro specifico apporto di ferro che può derivare solo dalle riserve materne.

Il meccanismo che si attiva per far fronte al fabbisogno del bambino è il seguente: per avere più globuli rossi, necessari per il feto, il corpo incomincia a produrre un maggior quantitativo di globuli rossi e plasma facendo innalzare il volume del sangue del 50%.

Questo determina un effetto di diluizione del sangue determinando come conseguenza una caduta nei livelli di emoglobina.


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Il verificarsi di questa situazione è più che normale in gravidanza, con le punte più basse previste tra la 25° e 30° settimana.

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I sintomi dell’anemia in gravidanza

Partiamo dal presupposto che non sempre si avverte una carenza di ferro, a meno che i livelli di emoglobina non scendano al di sotto di 8g/dl. Tuttavia è facile riconoscere dai sintomi di essere affetti da uno stato anemico.

I sintomi più comuni sono:

1) stanchezza e pallore;

2) palpitazioni, fiato corto e fenomeni di svenimento;

3) fenomeni di angina pectoris e mal di testa (solo nei casi in cui l’anemia fosse severa, cioè meno di 6g di emoglobina per decilitro di sangue).

Rimedi, consigli e trattamenti per contrastare l’anemia in gravidanza

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E’ indispensabile seguire un buon regime alimentare (bilanciato e variato) e se necessario, integrare la dieta con degli integratori.

In particolare è importante:

1) Consumare cibi che sono fonti naturali di ferro, come il fegato, la carne di struzzo, la carne di cavallo, la carne di manzo, le uova, gli spinaci e la frutta secca.

2) Integrare la dieta con: ferro, acido folico e vitamina B12.

3) Consumare cibi naturalmente ricchi in acido folico, come: i cavoletti di Bruxells, gli asparagi, il muesli, la carne di manzo, i fagioli.

4) Assumere vitamina C. [Alcune fonti alimentari di ferro, contengono ferro “non emico”. Si tratta di un ferro “chelato”, quindi non bio disponibile. E’ il caso del ferro contenuto nelle verdure. Se assumeste cibi ricchi di vitamina C o integratori a base di vitamina C, riuscireste a rendere bio disponibile lo stesso ferro che prima non era utilizzabile dal corpo].


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Massimiliano Grimaldi
  • Laurea in Scienze della Comunicazione
  • Master in Media Relations presso la Business School del Sole 24 Ore di Milano
  • Iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Lazio, elenco Professionisti (08-03-2005)
  • Fonte Google News
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